Garbagna: sequestrata area con 300 metri cubi di rifiuti

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Nei giorni scorsi le Stazioni Carabinieri Forestale di Borgolavezzaro e di Novara hanno effettuato il sequestro d’iniziativa di un’area, dove erano accumulati circa 300 metri cubi di rifiuti.
Si trattava di rifiuti misti, da demolizione edilizia, in ferro, plastica, legno, vetro, tutto materiale da smaltire, chiaramente proveniente da opere di demolizione e ristrutturazione edilizia.
Il materiale era stato ritrovato nel corso delle consuete attività di controllo del territorio, all’interno di un’area di proprietà privata nel comune di Garbagna Novarese. I rifiuti erano depositati sul terreno in maniera incontrollata, all’infuori del luogo di produzione e senza autorizzazione al deposito o al trattamento. Per questo è stato contestato, spiega una nota dei Carabinieri forestale, “il reato di illecito smaltimento e deposito incontrollato di rifiuti”.

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Il fenomeno dell’illecito smaltimento nel campo dell’edilizia rimane molto diffuso, rilevano i Carabinieri forestale. “La gestione lecita di tali rifiuti ne impone sempre la piena tracciabilità in ogni passaggio del ciclo di produzione e il trattamento solo presso siti autorizzati e con le modalità previste dalla legge. Tutto ciò è prefissato per prevenire indebite illecite immissioni di rifiuti in ambiente naturale ed eventuali forme di contaminazione ambientale”.
In questo caso “non sono emerse, tuttavia, situazioni di rischio o di pericolo per la salute pubblica, né contaminazioni ambientali gravi”. Per i fatti accertati, è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Novara un cittadino peruviano residente a Garbagna Novarese. Il sequestro è stato convalidato nei giorni scorsi. L’indagato potrà estinguere il reato provvedendo spontaneamente alla rimozione di tutti i rifiuti indebitamente depositati sul suolo, assicurando lo smaltimento degli stessi secondo i consueti canali legali e pagando una sanzione pecuniaria di 6.500 euro. Altrimenti, incorrerà nel conseguente procedimento penale che prevede, in caso di condanna, la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro.
In questi giorni, le attività di pattugliamento e la presenza sul territorio sono state notevolmente potenziate allo scopo di assicurare il pieno rispetto delle misure di contenimento contro la diffusione del Covid-19 e, nel contempo, di evitare che, approfittando di una minore presenza sul territorio dei cittadini, possa essere agevolata la commissione di reati contro il patrimonio ambientale.
Dall’inizio di questo periodo di emergenza sanitaria si tratta del quarto provvedimento di sequestro giudiziale assunto in concomitanza ad altrettanti casi di violazione ambientale accertata.