In mostra la Fabbrica del tempo: 500 anni di orologi

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Si può vedere l’orologio “a proiezione” di Galileo Galilei e quello “solare” che si chiude come un libro. Le tavole dell’Enciclopedie di D’Alambert e Diderot sono opportunamente incorniciate e la lampada dell’orologiaio (fine Ottocento) è stata restaurata con cura filologica.

Un tuffo in 500 anni di tempo, la visita al Museo di Orologeria antica di Varallo (via Durio 3) riserva la sorpresa di eccitanti scoperte. L’iniziativa si deve a Giacomo Cora (che è originario di Quarona). Lui si è occupato della raccolta degli oggetti (molti dei quali donati, prestati o in comodato) e della ricostruzione storica del loro passaggio nei secoli. La moglie Valentina Santini si è dedicata alla definizione degli spazi, dei colori e dell’arredamento.

A ogni stanza della palazzina è dedicata un’epoca specifica: i “proto-orologi”, le pendole da viaggio e i cipolloni. Fino al Seicento, gli orologi si portavano al collo e costavano quanto una casa. Poi gli ingranaggi si sono andati rimpicciolendo per essere ospitati in un taschino.

Tra i pezzi unici esposti l’orologio marino Robert che veniva usato sui bastimenti per vedere l’ora e – contemporaneamente – calcolare longitudine e latitudine.


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