Coronavirus, per Domenico Rossi servono «Misure contenitive non solo per le scuole»

0
[bsa_pro_ad_space id=2]

Salgono a 51 i casi positivi ai test sul Coronavirus in Piemonte: si tratta di 37 ad Asti, 3 a Novara, 6 a Torino, 1 a Vercelli, 4 nel Vco. Il dato è stato aggiornato nel corso della commissione sanità della regione Piemonte.

Secondo quanto riferito dall’assessore alla sanità dall’assessore Luigi Icardi, dei  casi positivi, 7 sono ricoverati nell’ospedale di Asti (uno in Terapia intensiva), 3 a Novara, 3 all’Amedeo di Savoia di Torino, 1 a Vercelli (in Terapia intensiva). Sono invece 37 le persone in isolamento fiduciario domiciliare.

Finora in Piemonte sono stati eseguiti 375 i tamponi, 307 dei quali risultati negativi. Sono in corso di verifica 12 casi. Dall’Istituto superiore di sanità è stato al momento confermato un solo caso, sui 51 complessivi, per gli altri si attende ancora il responso dello stesso istituto.

Nonostante la situazione in Piemonte non sia così preoccupante come altrove  il vicepresidente della commissione sanità Domenico Rossi invita a vigilare, ad essere prudenti e ad estendere la vigilanza anche fuori dalle scuole che, come abbiamo accennato, molto probabilmente resteranno chiuse per tutta la settimana: «Il picco – spiega Rossi in una nota – deve ancora essere raggiunto. Per questo motivo credo sia necessario concentrarsi anche su altre situazioni ugualmente critiche come ad esempio i centri commerciali e gli outlet». 

Rossi, in particolare, sottolinea «il sovraffolamento di domenica 1 marzo – dell’outlet di Vicolungo visitato non solo da piemontesi, ma anche da stranieri e da lombardi. Io stesso ho segnalato nei giorni scorsi al Presidente Cirio l’opportunità di tenere in considerazione il fatto che in questo weekend gli outlet della Lombardia sarebbero stati chiusi quindi di valutare perlomeno un accesso contingentato»

Secondo Rossi varrebbe anche la pena di tenere in considerazione alcuni aspetti in ambito sanitario, specialmente per quanto concerne «gli ospedali aperti normalmente, anche a pazienti e personale provenienti dalla Lombardia, anche per visite non urgenti e differibili. Non solo, ai medici viene chiesto di non usare le mascherine (tranne che per i casi considerati sospetti) per evitare di diffondere il panico, e nessuna limitazione viene applicata a  personale medico lombardo, nonché a pazienti lombardi, molti soprattutto in una città come Novara».

Rossi, infine, spiega di aver suggerito al Presidente Cirio la proroga della chiusura degli istituti scolastici e che per tutte le altre questioni esistono problemi di esposizione a ricorsi considerato che il Governo ha deciso per l’apertura.