Coronavirus: l’impegno dell’Università del Piemonte Orientale

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Per il campus universitario lavori del lotto conclusivo
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L’Università del Piemonte Orientale, di concerto con la Regione Piemonte e l’Unità di Crisi Regionale, oltre all’impegno assoluto del Rettore, dei clinici, degli specializzandi e dei tirocinanti negli ospedali del territorio, sta portando avanti tre importanti incarichi per combattere il Coronavirus.

Produzione di reagenti. Come è noto, c’è carenza di tamponi, lo strumento che consente di prelevare cellule superficiali nella mucosa del naso e della bocca per verificare la presenza del virus. Non mancano gli oggetti in sé, ma i reagenti che consentono l’analisi del RNA virale. La Regione Piemonte ha chiesto all’Università del Piemonte Orientale e all’Università di Torino di effettuare i test sui tamponi in modo autonomo, utilizzando la metodologia ‘PCR real-time’ già in uso da tempo per altre indagini di ricerca. L’UPO si è messa subito in azione e il CAAD (Centro di Ricerca Traslazionale sulle Malattie Autoimmuni e Allergiche), sotto la guida dei professori Claudio Santoro, direttore del Centro, Marisa Gariglio e Umberto Dianzani, affronterà la produzione dei reagenti.

Impiego sperimentale del Tocilizumab. La polmonite causata dal Covid-19 provoca, in una minoranza di soggetti, una reazione infiammatoria violenta in cui sarebbe coinvolta l’Interleuchina 6, una sostanza rilasciata dalle cellule responsabili dei meccanismi che regolano l’immunità. Questa infiammazione sarebbe responsabile del grave stato di compromissione dei polmoni che determina spesso la necessità di intubazione. il farmaco biologico Tocilizumab, normalmente utilizzato per curare l’artrite reumatoide, è un potente inibitore dell’Interleuchina 6. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato l’AOU Maggiore di Carità di Novara alla sperimentazione con questo farmaco, coordinata dal professor Pier Paolo Sainaghi, docente di Medicina interna dell’UPO. Il farmaco è già stato somministrato a 4 pazienti che sono attualmente in terapia semi-intensiva ed intensiva.

Certificazione di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale). È altrettanto noto che si stanno esaurendo le scorte di mascherine di protezione. Alcune aziende locali, che avevano dismesso la produzione, l’hanno ripresa e avrebbero pronti i prodotti, che tuttavia non dispongono della certificazione europea che ne autorizza l’utilizzo in ambiente sanitario. Una task force delle università piemontesi, tra cui UPO, confortata dalle Linee guida del MIUR, sta lavorando per fornire prove di equipollenza di questi materiali con quelli certificati e quindi autorizzarne l’uso. Il responsabile delle indagini su questi materiali per l’UPO è il professor Michele Laus.

L’UPO è autonoma nel sondare vie possibili di risoluzione dell’emergenza sanitaria e pronta a recepire tutte le sollecitazioni che provengono dalle Istituzioni.