La scuola e l’ora di religione capaci davvero di formazione integrale

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di Paolo Usellini

Direttore dell’Ufficio Scuola

 

Dopo vent’anni di riforme per il mondo della scuola siamo ad un bivio. Da una parte l’assoluta necessità del ritorno dell’educazione, intesa come cura della persona; dall’altra la resistenza dell’amministrazione con i nodi cruciali che riguardano la scuola ridotti a mera questione organizzativa. Inutile negarlo: ci si è prestati ad un’eccessiva burocratizzazione, autonomia, nuove tecnologie, principi algoritmici nel reclutamento del personale a scapito di un necessario ricambio generazionale dei docenti, i più anziani d’Europa. E allora? Si torni alle priorità. Mettendo al centro gli studenti. Lo fanno tutti i giorni tanti bravi docenti e tanti bravi insegnanti di religione, impegnati a costruire uno spazio formativo, di ascolto e orientato alla crescita integrale dei nostri ragazzi. È quello che emerge dalle voci di alcuni di loro raccolte sul giornale di questa settimana e che ascolteremo nell’incontro di sabato 14 maggio con il vescovo Franco Giulio. Passione educativa unita a professionalità. È questa la strada che vogliamo imboccare con decisione per il futuro (se non già il presente): docenti professionisti dell’educazione. Senza se e senza ma. Perché la formazione «è oggi l’impresa più grande», come sottolinea spesso il vescovo. Che fa un secondo richiamo «all’alleanza tra tutte le forze sociali e le componenti educative della società: la famiglia che educa, la scuola che forma, l’oratorio spazio di vita, lo sport sano, non sono riserve indiane a lato di una società che per la parte più importante fa altro, cioè si dedica all’economia e alla produzione». Affinché lo sviluppo autentico abbia come componente essenziale il tempo formativo.

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