Il Coronavirus e i poveri e la lezione da apprendere

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gozzano - caritas - 12 giugno 2020

In un periodo così particolare, drammatico se non tragico, come quello che viviamo, dobbiamo riuscire tutti a guardare il Bene in tutte le sue forme, non per consolarci, ma per trovare da cristiani, cittadini e studiosi nuovi stimoli per mantenere vitale e reattivo il sistema di solidarietà che è la città di Novara con il suo territorio. Una Novara colpita, attonita, disorientata che continua però a vivere la sua quotidianità con le fatiche e le fragilità senza spegnersi, ma con forza e coraggio decide di rimanere accesa.

Ci stiamo lasciando alle spalle un anno difficilissimo che ci ha messo tutti di fronte a questa lunga e complessa emergenza sanitaria, che contagia e uccide persone, genera una enorme incertezza, distrugge fiducia e speranza nel futuro, trascinando in questo vortice le nostre relazioni sociali così come i sistemi economici e produttivi. Comunque lo si voglia vedere, stiamo vivendo un anno molto complesso e quello che già bussa alla porta, il 2021, si preannuncia cruciale e delicato. Sarà difficile contro un avversario che ha dimostrato quanto può essere duro e crudele. Tutti insieme (nessuno si senta escluso) siamo chiamati ad affrontare questo tempo difficile con rinnovata fede, lucidità, intelligenza e vigore. Servono scelte rapide, difficili e coraggiose. Siamo entrati forzatamente in un’epoca di cambiamenti radicali del nostro comune stile di vita: ha già cambiato il nostro sistema di relazione con gli “altri”, di vita in famiglia, di studio, di lavoro, di partecipazione alla vita comunitaria, di conoscenza e quindi esistenza di nuove e imprevedibili forme di povertà. Da questa lunga e complessa emergenza, impareremo ad abitare Città diverse. Giorni, settimane, mesi che arricchiranno la storia della Comunità Novarese. Alimentata da una esperienza tragica ed eccezionale, da vivere e attraversare con il solito passo dello “stare nel mezzo”. In una sorta di richiamo dal passato, che impone di agire con intelligenza e lungimiranza. Senza nascondersi. O, peggio, sottrarsi. Una Città viva e attenta ai nuovi bisogni che emergono nella contemporaneità. Uno sforzo organizzativo poderoso che ha visto protagoniste le istituzioni pubbliche e tantissime persone singole e organizzate: l’azienda ospedaliera e l’Asl di Novara, il Comune e l’Università del Piemonte Orientale, la Caritas Diocesana, la Comunità di Sant’Egidio, la Croce Rossa insieme a tantissimi volontari e altri enti del terzo settore in una sfida giornaliera, a volte affannosa, ma faticosamente straordinaria. Mentre scrivo queste righe spero di riuscire a trasmettervi tutta la tensione e la stanchezza di queste persone, colgo nei loro occhi e nei loro sguardi ancora molta preoccupazione e tanta paura. I più poveri, nonostante tutto, continuano ad affrontare con il loro concreto realismo tutte le nuove fatiche quotidiane che la pandemia impone, ringraziando chi è a loro fianco di non averli lasciati “chiusi in strada”, in una solitudine quasi disperata. Ma come si tiene in vita – anche nell’emergenza – un sistema che entra in relazione con coloro dai quali tutti si allontanano? Perché gran parte di questo sistema di solidarietà rimane a disposizione di chi non dispone di un luogo protetto dove vivere la propria giornata e trascorrere la notte: “restate a casa”; difficile obbedire per chi è senza. Ma anche i molti lavoratori a rischio povertà: artigiani, commercianti, operatori turistici, albergatori, ristoratori e tantissimi altri lavoratori della cosiddetta economia informale o sommersa. E Novara ha deciso di rimanere dalla parte giusta della Storia: pronta ad accogliere ed accettare, con giudizio e responsabilità, coloro che si trovano in difficoltà. Dietro ogni povero c’è una persona, che con dignità, è portatrice di una storia unica e irripetibile, fatta di ricchezza e di limiti. Un sistema piccolo e coeso quello novarese, che prosegue il suo cammino, ma non per tornare a fare le cose di prima nello stesso modo. Se così non fosse, non avremmo imparato nulla da questa durissima emergenza che non è solo sanitaria e non è ancora finita. Dobbiamo tornare ad organizzare efficacemente la speranza e rigenerare il sistema di opportunità. Ci vorrà del tempo, l’importante è imboccare insieme e con fiducia la strada giusta.

Pasquale Soddio

Ricercatore di economia aziendale all’Università del Piemonte Orientale

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