Lourdes è un’esperienza che «sa coniugare la spiritualità e la preghiera con il servizio ai malati e alle persone più fragili» rimarca don Giorgio Borroni. Il tema “Beati voi poveri”, aggiunge, «ha sapientemente ritmato i momenti di riflessione e preghiera, facendo riscoprire a pellegrini e ammalati un percorso di svuotamento e di conversione interiore per ricentrare la propria vita su Cristo, la vera ricchezza dell’umanità». Con queste parole il direttore della Caritas diocesana tra gli accompagnatori del pellegrinaggio diocesano organizzato dall’Oftal Novara a Lourdes commenta il clima di raccoglimento che si è instaurato nei giorni scorsi fra gli oltre 530 fedeli, tra i quali 120 ammalati, che hanno partecipato al pellegrinaggio dal 19 al 25 luglio nella cittadina di Santa Bernadette.
Tra i pellegrini 190 volontari, 16 sacerdoti, tra i quali quattro dei cinque ordinati a giugno, con la guida del vicario generale mons. Fausto Cossalter. Il pellegrinaggio di quest’anno è stato contrassegnato il progetto erogativo con fondi dell’8 per mille “Compagni di viaggio con chi soffre”, proposto dalla Caritas diocesana, che ha offerto la possibilità di partecipare ad una ventina di persone con problemi personali oltre che economici seguiti dai centri di ascolto, dai quali anche alcuni operatori hanno voluto accompagnarli. Ogni anno l’Oftal Novara, attraverso la devoluzione del 5 per mille e l’intervento della Fondazione Adriano Crepaldi Onlus, interviene per consentire il viaggio ad ammalati e anziani in difficoltà.
«Il pellegrinaggio, oltre al cammino interiore personale – rimarca don Borroni – è stata una forte esperienza di chiesa; ai momenti comuni condivisi dagli oltre 500 pellegrini novaresi si sono aggiunti le grandi celebrazioni della messa internazionale nella grande basilica sotterranea San Pio X, della processione eucaristica nel grande spazio dell’Esplanade e della fiaccolata serale “aux flambeau” dove si è respirata la cattolicità di una chiesa che invoca la Vergine come esempio e modello di vita cristiana. Il servizio ai più fragili e l’attenzione ai più deboli non può limitarsi però al pellegrinaggio – chiosa – ma diventa stimolo e impegno da riportare a casa e da tradurre nei segni e nei gesti della quotidianità». Le celebrazioni sono state aperte dall’invito nella Messa lo scorso sabato da parte del vicario generale mons. Cossalter a «cercare la beatitudine dei poveri» e a «guardare la nostra vita in modo nuovo, a farci piccoli e poveri anche noi, a confidare non in noi stessi e nelle cose che possediamo, ma a cercare la vera beatitudine».

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