Libia, Panzeri (Ue): «Non possiamo chiudere gli occhi»

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Il Parlamento europeo ha organizzato per mercoledì 22 novembre a Bruxelles una conferenza sull’Africa in vista del prossimo vertice Ue-Unione Africana ad Abidjan, mentre la delegazione Ue attesa in Libia dal 16 al 22 dicembre arriverà proprio quando, il 17 dicembre, scadranno gli accordi biennali firmati a Skhirat (Marocco) nel 2015 per stabilizzare la Libia e creare un governo di unità nazionale dopo un anno e mezzo di guerra civile. Dovrebbe fra l’altro tenersi quel giorno un incontro tra il premier libico Fayez Sarraj, che guida il governo insediato a Tripoli, e Khalifa Haftar, il generale che controlla la Cirenaica e che ambisce, per sua stessa ammissione, a controllare tutto il Paese. “È una soluzione estremamente complessa, e sulla data del 17 dicembre non sono affatto ottimista”: Pier Antonio Panzeri, che l’agenzia Sir ha intervistato a Bruxelles, fa parte della commissione affari esteri dell’Assemblea Ue ed è componente della stessa Delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb.

Ha più volte portato la sua esperienza sulla situazione del Mediterraneo, della Libia e dei Paesi nordafricani che vivono una dura fase di conflitti, terrorismo, povertà, attraversati da flussi migratori fuori controlli, con la presenza di veri e propri campi di concentramento dove sono richiuse decine di migliaia di persone che fuggono dall’Africa interna. “Da tempo era stato chiesto di istituire una missione parlamentare in Libia, nella quale oggi ci sono un milione e mezzo di migranti che vivono in condizioni spaventose, tra violenze e tratta. E le ultime rivelazioni sulla vera e propria vendita di esseri umani, come fossero schiavi, lo conferma”. “Di questi migranti presenti nel Paese, almeno 500mila – dice Panzeri – sarebbero pronti a partire, frenati solo dagli accordi istituiti per limitare i movimenti sulla rotta mediterranea”. Panzeri descrive a tinte forti quanto accade nei “campi di detenzione” in Libia, per poi muovere critiche severe verso le stesse autorità libiche in conflitto tra loro, così pure verso l’Ue. L’accordo bilaterale tra Roma e Governo di riconciliazione nazionale libico, siglato a inizio di quest’anno, “se da una parte ha frenato i flussi di migranti verso l’Italia, dall’altro non ha impedito di nascondere la polvere sotto il tappeto”. Nel senso che si limitano gli arrivi, ma “si chiudono gli occhi su ciò che sta accadendo ogni giorno in Libia”.

Le forti tensioni tra le parti in campo in Libia, la posizione minacciosa di Haftar, la debolezza politica di Sarraj, non lasciano intravvedere immediati sviluppi positivi. Secondo Panzeri la delegazione europea “deve visitare sia Tripoli che Tobruk e dovrebbe essere accompagnata da una forte pressione internazionale volta alla pacificazione del Paese”. Diversamente, “se non si arriva a un accordo tra le parti, si torna al conflitto interno e alla ripresa dei flussi di migranti disperati attraverso il Mediterraneo” in balia di scafisti che nel frattempo si stanno dedicando al contrabbando di petrolio. Quali, a suo avviso, le caratteristiche per un buon accordo? “Direi l’indizione di elezioni, la gestione congiunta della situazione politica interna”, il contrasto alla tratta, il controllo internazionale di ciò che avviene nei centri di detenzione. “Con un’azione Ue che esca dalle ambiguità. E poi l’apertura di corridoi umanitari, come in parte è stato fatto in Siria, mediante una collaborazione tra autorità politiche, istituzioni internazionali e Ong”.