Il mondo agricolo stramazza sotto il peso di prezzi insostenibili

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Prezzi mai visti prima d’ora in agricoltura. Schizzano quelli del riso, precipitano quelli della frutta. Ma entrambi sono indici di un sistema impazzito, che mette comunque a rischio il comparto primario e si riverbera anche sui consumi alimentari e sulle stesse aziende agricole. Cominciamo con il riso, dando uno sguardo alle principali borse contrattazioni, a partire da quella di Novara di Piazza Martiri, via via le altre come Vercelli, Mortara, Pavia. Complice un’offerta ridotta, determinata da una produzione inferiore dovuta alla siccità che ha falcidiato circa 30 mila ettari complessivi (tremila nel Novarese), ai quali si deve aggiungere un taglio di altri 10 mila in partenza: decisione presa da molti risicoltori schiacciati dai costi energetici, da quelli dei fertilizzanti conseguenti il conflitto ucraino. Tutti fattori che hanno consigliato la prudenza e a orientarsi su altri seminativi (mais, soia, grano). I risultati sono qui da vedere: in base alla domanda-offerta emergono forti rincari per quasi tutte le varietà, in particolare per quelle nazionali da risotto come Arborio (+ 113% su base annua, 105 euro il quintale); il Carnaroli (+ 118%, 135 euro); Roma (+ 94%, 81 euro); il Selenio, utilizzato per la preparazione del sushi (+ 27%). 


L’articolo integrale sul nostro settimanale, in edicola da venerdì 2 dicembre 2022 e disponibile anche online, in tutte le edizioni: 

– Edizione Nord: Il Popolo dell’Ossola, l’Informatore del Cusio, il Verbano

– Edizione Centro: L’Informatore di Borgomanero, il Monte Rosa, il Sempione

– Edizione Sud: L’azione, l’Eco di Galliate, il Cittadino Oleggese, il Ricreo