«Non si possono mandare allo sbaraglio persone ignare alla ricerca di un momento di serenità, barattando la vita con ogni altro tipo di interesse o di superficialità professionale o amministrativa». Lo ha detto il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla nella messa celebrata questa mattina al Mottarone, per le vittime dell’incidente della funivia, avvenuto un mese fa.

Quattordici morti, ricordati da quattordici rose bianche deposte alla stazione di arrivo della funivia, nel cui piazzale si è tenuta la celebrazione.

Morti che il vescovo ha voluto ricordare uno a uno, insieme all’unico superstite, il piccolo Eitan: «Amit Biran e Tal Peleg (papà e mamma) con il piccolo Tom (fratello di Eitan); Barbara Cohen Konisky e Itshak Cohen (i nonni); Serena Cosentino e Mohammadreza Shahaisavandi (fidanzati); Silvia Malnati e Alessandro Merlo (fidanzati); Roberta Pistolato e Angelo Vito Gasparro (sposi); Vittorio Zorloni e Elisabetta Persanini (mamma e papà) con il piccolo Mattia».

Perché quando chiamiamo solamente “vittime” questi  morti «abbiamo già perso il loro volto singolare, e non possiamo dire al piccolo Eitan, perché non ci sono più il suo papà, la sua mamma e il suo fratellino».  E allora, «Davanti al loro volto e al loro nome la nostra parola si spegne in gola. Vorremo poter asciugare le lacrime, ma non ne siamo capaci. Sperimentiamo l’impotenza della nostra parola e dei nostri discorsi». Lo spiraglio arriva dal Vangelo di Giovanni, con il racconto della risurrezione di Lazzaro e di Gesù che piange per la perdita del suo amico. Così facendo, ha spiegato il vescovo, «Gesù prende le nostre lacrime e le fa diventare le sue. Rende prezioso il pianto dei familiari, della gente buona e onesta, perché ci accorgiamo come è mortifero il nostro agire distratto, superficiale, interessato egoista, quando non ci si rende conto che a farne lo spese sono gli innocenti e i bambini, questi volti che potevano essere quelli del mio papà e della mia mamma, dei nostri nonni e dei nostri figli».

Alla cerimonia erano presenti diversi fedeli e sacerdoti della zona, i sindaci di tutta l’area del lago Maggiore e dei due versanti del Mottarone, oltre alla procuratrice della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, con la sostituta Laura Carrera, che si occupano del caso. A partecipare anche il primo cittadino di Cavalese, in Val di Fiemme, località che per due volte ha subito la tragedia di incidenti alla funivia del Cermis. «Siamo qui per ricordare i morti, e soprattutto per esprimere vicinanza ai loro familiari», ha detto, prima dell’inizio della messa, la sindaca di Stresa, Marcella Severino.

Sul nostro giornale in edicola venerdì 25 giugno un ampio servizio sulla giornata di ricordo al Mottarone e il testo integrale con le parole del vescovo.

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