Don Carlo Bonasio: «Capire e prepararsi per il dopo emergenza»

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Abbiamo sentito la voce di alcuni sacerdoti della nostra Diocesi in questo particolare momento: i legami della comunità che non si sciolgono.

Di seguito l’intervista a don Carlo Bonasio  parroco di Sant’Agabio a Novara.

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Lettura, preparazione delle schede con le letture della domenica da inviare via mail e un aiuto, la consegna delle borse della spesa, ai parrocchiani in difficoltà. Vive così l’isolamento per l’emergenza Covid-19 don Carlo Bonasio, parroco di S. Agabio a Novara. «Siamo fortunati perché siamo in tre (con don Carlo, don Andrea Vigliarolo e don Massimo Sozzi, ndr.) – commenta – e a pranzo e a cena ci vediamo. Un periodo che ha fatto sì che noi tre avessimo più tempo di parlare e di rinsaldare la nostra fraternità sacerdotale». Con più tempo don Bonasio si è concentrato su due attività. «In primis – racconta – riordinare libri, schede, documenti. E poi seguire di più la rassegna stampa che mi arriva da amici di Verbania, “Incontri di fine settimana”». Per il resto «stiamo vivendo un senso di desolazione. Ogni mattina celebro messa, poi mi ‘invento’ qualcosa. Prego di più, leggo di più, soprattutto articoli. Non sulla pandemia in sé, ma sul senso. Ho apprezzato l’intervento dell’arcivescovo di Milano “La potenza della sua resurrezione”. Ho ricevuto volentieri la lettera di suor Simona Corrado, madre delle nostre suore “pianzoline”, dove si dice che ripartire è necessario, ma ugualmente incerto e noi dobbiamo imparare a vivere questo nuovo momento, ricordando che non siamo usciti dalla pandemia. E poi un intervento su Repubblica di Paolo Rumiz, che elenca ciò da cui dobbiamo liberarci. Pensieri – rileva don Bonasio – che sembrano scoordinati, ma che per me non lo sono. Ci stiamo rendendo conto tutti che, quando si riaprirà, non sarà più come prima». Ogni settimana il parroco prepara una serie di documenti (letture della domenica, una sua breve riflessione e un articolo di spiritualità), che invia via mail a chi opera in parrocchia. «Così ci sentiamo uniti: il contatto è limitato e quello pesa. Mi fa piacere quando le persone rispondono. C’è chi, leggendo della mailing list da L’Azione e abitando lontano, ha chiesto di essere inserito. Noi sacerdoti, con qualche volontario, distribuiamo le borse della spesa. È il solo contatto: un aiuto per chi ha bisogno, non solo la borsa, ma anche uno sguardo, un sorriso». S. Agabio ha scelto di «non fare messe in streaming, optando – conclude don Bonasio – per i testi via mail, che diamo per pregare in casa. Don Massimo, poi, telefona alle persone di cui si prende cura da sempre. Stiamo preparandoci al dopo, comprando i termoscanner e prevedendo in tempi brevi la sanificazione della chiesa».