Sono arrivati con la “fretta buona”. Quella di Maria che va a trovare Elisabetta, quella coraggiosa di chi non si tira indietro, quella di chi è atteso perché si mette in ascolto della Parola. Sono gli oltre mille ragazzi che da tutta la diocesi sono giunti a Novara nel pomeriggio di oggi, sabato 19 novembre, per vivere insieme la Giornata Mondiale della Gioventù.

“Canta l’anima mia”

In cattedrale l’accoglienza e il primo appuntamento dell’incontro: “Canta l’anima mia”, monologo dell’attrice Lucilla Giagnoni attorno alla figura della Madonna. Ai giovani ha parlato di anima e di come abbia una voce femminile, ma soprattutto, prendendo stralci del suo lavoro “Vergine Madre” nato dopo l’attentato alle Torri Gemelle del settembre del 2001, di come «il compito dell’essere umano non sia né vincere né perdere, ma unire gli opposti». Come ha scritto Dante nel Paradiso: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta”. «Una serie di opposti, intensi, e che solo la poesia può unire in questo modo». Ha detto Giagnoni ai ragazzi.

L’incontro con le realtà del servizio

Poi i più giovani, in diversi luoghi del centro di Novara, hanno potuto confrontarsi sui temi del servizio e della missione con gli operatori del Pontificio Istituto Missioni Estere e del Servizio Missionario Giovani che ha sede a Torino, nell’Arsenale della Pace. Gli universitari, invece, hanno potuto lavorare e riflettere sugli aspetti dell’accoglienza e della condivisione con due realtà giovanili: Casa Aylan di Torino, che accoglie minori, adulti e famiglie migranti e il Gruppo Legàmi di Como, che promuove l’esperienza di incontro con le persone senza fissa dimora e migranti.

L’invito di Brambilla ai ragazzi

E questo invito ad alzarsi, a non farsi demoralizzare dalle tante difficoltà dell’oggi, e a prendere esempio da Maria è stato anche il vescovo Franco Giulio Brambilla, rivolgendosi ai ragazzi della Gmg nel momento di preghiera e adorazione che ha chiuso la giornata.

«La “fretta” di Maria – ha detto il vescovo commentando il brano dell’Annunciazione tratto dal vangelo di Luca, al centro della Gmg di quest’anno -, ha il motivo della carità: dell’attenzione, della cura nei confronti della cugina Elisabetta è al sesto mese. Ma anche un’altra ragione: quella della gioia dell’incontro, del portare la “voce dello sposo”: il bimbo, Gesù che lei porta in grembo». È questa doppia dimensione – quella dell’impegno per gli altri e dell’incontro col Signore – che  Brambilla ha mostrato ai ragazzi come cuore di ogni conversione.

Allargando lo sguardo ad altri passaggi del vangelo di Luca, il vescovo ha poi mostrato altri personaggi «che vanno di fretta». Anzitutto i pastori che arrivano per primi ad adorare Gesù bambino. «Erano gli ultimi della società. Quelli che facevano il mestiere più umile e meno riconosciuto. Il loro arrivo per primi davanti ala Sacra Famiglia ci mostra come per nessuno può esserci un alibi per non “andare in fretta”. Non importa la nostra famiglia, non importa quale sia la nostra storia personale, quali errori abbiamo fatto. Siamo sempre attesi dal Signore».

Come Zaccheo, il capo dei pubblicani che si arrampica dal Sicomoro per vedere Gesù e poi scende in fretta per incontrarlo. E quando è poi nella sua casa gli dice: “il Figlio dell’uomo è venuto proprio a cercare e a salvare quelli che erano perduti”. «Cerare e salvare. Così farà il Signore, anche con tutti voi: non vi darà tregua, busserà alla vostra porta».

Servizi di: Marco Cito, Monica Curino, Fabrizio Frattini

Foto: Agenzia Visconti

Editing video e riprese: Luca Crocco

Coordinamento: Andrea Gilardoni