E se la scuola rimettesse al centro l’educare?

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di Paolo Usellini*

Ministro, la prego, chiunque esso sia, faccia il miracolo: torni a farci fare i presidi e gli insegnanti. Scriva un decreto, una riforma, una legge… ciò che vuole, all’interno della quale venga riportato a caratteri cubitali che il numero uno dell’Istruzione Italiana ripristina il tempo educativo nelle scuole. Come? Eliminando gran parte della burocrazia (spesso inutile e dannosa, fautrice di ritardi che nulla hanno a che fare con l’educazione) che in Italia annienta ogni spinta di crescita. Basterebbe davvero poco: via sigle e siglette, teniamo solo ciò che serve. Così la scuola (e la comunità educante) tornerà ad avere quella dignità persa. Perché il vero maestro è colui che autenticamente si preoccupa del benessere e dell’apprendimento dei suoi alunni; non il compilatore di documenti che finiscono nelle cartellette delle segreterie: tutto questo tempo – dedicato alla “scuola di carta” – spegne l’entusiasmo con cui l’insegnante vive l’esperienza, danneggiando così anche la materia che presenta.

Scriveva Maria Montessori: «Il lavoro dei bambini non produce un oggetto materiale, ma crea l’umanità stessa: non una razza, una casta, un gruppo sociale, ma l’intera umanità». Le sembra poco? Il suo predecessore, uomo di pensiero più che di azione, mi spiace ma non ci è riuscito. In un momento storico dove tutti chiedono concretezza nella formazione, dal mondo dell’economia a quello del lavoro, serve una sferzata di questo tipo. Abbia il coraggio di farlo. Migliaia di famiglie e le generazioni future gliene saranno grate. Un altro tema desidero mettere a fuoco: quello della disabilità. Oltre un terzo dei docenti attualmente incaricati su posto di sostegno è privo di specializzazione, ovvero della formazione necessaria per poterlo fare. E, ciliegina sulla torta, è precario. Il che significa, per l’allievo, un continuo cambio di docenti. Con tutte le conseguenze che non ritengo sia il caso di ribadire. Ecco, una volta per tutte, metta mano al reclutamento e alle modalità di gestione di questo, che in Italia sono obsolete e inefficaci alle risorse dell’organico. Dei docenti di sostegno, come quelli delle altre materie. Compresi i docenti di religione cattolica, che da anni attendono la possibilità di partecipare ad un concorso.

Infine, mi permetto anche di indicarle una proposta pedagogica, cara a Italo Fiorin (Presidente della Scuola di Alta Formazione Educare all’incontro e alla solidarietà dell’università Lumsa) e particolarmente valido per contrastare l’insuccesso e la dispersione scolastica. Si tratta del “Service Learning”, proposta pedagogica che unisce il Service (la cittadinanza, le azioni solidali e il volontariato per la comunità) e il Learning (l’acquisizione di competenze professionali, metodologiche, sociali e soprattutto didattiche). Perché gli studenti imparano meglio se mettono ciò che apprendono al servizio di altri. Perché “apprendere serve, servire insegna”. Oltre a tutto questo l’ultimo tassello, mancante in questo Paese: una vera libertà di educazione. In tutti i Paesi europei, ad eccezione appunto dell’Italia (e della Grecia), è assicurato, con modalità diverse, alla scuola non statale, un sostegno economico pubblico che permette alle famiglie di esercitare la scelta della scuola a parità di condizioni. Le statistiche internazionali documentano come i sistemi scolastici realmente paritari raggiungono complessivamente risultati formativi migliori. In Italia il costo della scuola paritaria è a carico delle famiglie che la scelgono, che ne sostengono i costi, quasi integralmente nella scuola secondaria di primo e secondo grado e al 70-80% nelle scuole dell’infanzia e primarie. Questa condizione rappresenta un ostacolo rilevantissimo all’esercizio della libera scelta educativa, oltre che una grave discriminazione nei confronti di quei cittadini che, scegliendo la scuola paritaria, si trovano a pagare due volte, con le rette e con le tasse, il servizio di istruzione pubblico dei propri figli. Negli anni recenti sono stati assunti concreti provvedimenti a favore delle scuole paritarie e delle famiglie ma la possibilità di una piena libertà di scelta educativa è ancora lontana. Per tutto questo, ci affidiamo a lei.

*Direttore dell’Ufficio Scuola della Diocesi di Novara