L’esame e la maturità, i progetti e le ambizioni

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Scritti andati. Ora si pensa all’orale. La maturità di questi giorni fa rima con normalità e allunga lo sguardo sul “cosa faremo dopo”. Non scontato, non banale. E il riferimento non è solo al cammino universitario, auspicato ma non esclusivo. Il “dopo orali”, spesso, viene tradotto in: “per un po’ mi riposo”, “non voglio pensare ad altro”, “mi dedico a quello che mi piace”.

Il che significa, per migliaia di giovani, buttarsi nelle attività estive degli oratori. Scelta che, forse in passato più scontata di oggi, la dice lunga sul coraggio e il desiderio di aprirsi agli altri. E della volontà di costruire il proprio futuro donando lo sguardo (il cuore e, soprattutto, il tuo tempo libero) a chi hai davanti. Ce ne sono molti più di quanti pensiamo. Desiderosi non solo che finisca un esame che, volutamente, continuo a chiamare maturità perché quel “di Stato” sa di general generico. Ma pronti a buttarsi in esperienze che segnano la vita.

Seguendo una passione particolare, un’attitudine, una sensibilità, semplicemente il proprio carattere; che poi è quello che ci rende unici. Proprio dopo aver “passato” quell’esame così significativo per la propria vita. Ecco, in questi giorni, passando davanti ai campetti degli oratori, il nostro pensiero penso debba andare a loro. Che quest’anno, ancora di più degli scorsi – e dopo il semi blocco per la pandemia – si vedono impegnati in una missione cara alla Chiesa con numeri che contano incredibili adesioni. E solo su questo ci sarebbe da fare una grande riflessione. «Questa estate dev’essere un’occasione non solo per tornare a organizzare cose belle, quello ci veniva bene anche prima. Dovremo anche tornare a stare insieme, fermarci e stare con i ragazzi» mi confidava una religiosa qualche giorno fa. Insomma, dev’essere il momento per offrire un tempo di qualità, che fa diventare grandi. Un tempo, quello degli oratori in estate, destinato a costruire futuro, perché per i ragazzi è un’esperienza che rimane nel cuore per sempre. Questa sarà l’estate che deve passare alla storia: capace di generare e rigenerare le comunità. Con un unico filo conduttore che lega scuola, oratori e famiglie: i ragazzi.

Paolo Usellini

Direttore dell’Ufficio Scuola

Diocesi di Novara

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