Intervista a don Carlo Elgo, prete “sempre con gli scarponi ai piedi”

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don carlo elgo alagna
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Quando il Padreterno lo accoglierà (naturalmente si parla di tempi biblici) a braccia aperte per mostrargli cosa c’è di bello lassù, don Carlo dirà subito che lui il Paradiso l’ha assaporato in terra almeno 293 volte, tante quante le sue ascensioni alla capanna Regina Margherita.

Don Carlo puntava alla cifra tonda, 300 salite fino al rifugio più alto d’Europa, ma due cadute hanno messo kappaò il femore e ha dovuto appendere alla parete sci e scarponi.

A 88 anni suonati, dopo 42 anni trascorsi da parroco ad Alagna, ha scritto al vescovo che ormai era venuto il momento di passare la mano anche in parrocchia, e monsignor Franco Giulio gli ha assegnato sì un sostituto, ma ha voluto che don Carlo Elgo continuasse a stare ad Alagna, nella casa parrocchiale in stile walser, anche perché uno così non puoi staccarlo dalle pareti del Rosa, di cui è diventato un simbolo.

Com’era la vita di don Carlo prima di farsi prete?

«Facevo l’operaio a Borgosesia, la località dove sono nato, alla Samit. Mi hanno dato l’incarico da telefonista, ma lo stipendio era sempre quello da operaio. Poi mi sono trasferito in Svizzera per tre anni. Ero a Ginevra e facevo il “nettoyeur”. Potrà sembrare una parola che indica chissà che cosa, invece facevo anche lì l’operaio. Ero addetto alle pulizie».

L’intervista integrale a don Carlo Elgo sul nostro settimanale, in edicola da venerdì 4 marzo 2022 e disponibile anche online.