A Novara falegnameria sociale riqualifica uno spazio in periferia

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Nascerà entro fine gennaio la prima falegnameria sociale di Novara, un’esperienza già molto diffusa in altre città italiane, in particolare nelle periferie di Milano e di Torino. Anche in questo caso sorgerà in periferia, in un

quartiere dove convivono etnie e religioni diverse e dove la parola d’ordine è incontro, integrazione, accoglienza reciproca e rispetto. Aprirà infatti i battenti a Sant’Agabio, in via Falcone 9, nell’ex sala che ha ospitato per molti anni le riunioni del Consiglio di Quartiere. Una zona che presenta qualche criticità, ma anche, come rileva Mattia Anzaldi, referente di SerMais, che darà vita al progetto con altre due associazioni, Sincronie e HousingLab, e col Comune di Novara, «con ricchezze, soprattutto in termini di volontariato e associazionismo, una zona che può diventare esempio per Novara».

Sarà uno spazio che unirà aggregazione, socializzazione, insegnamento di lavori artigianali, ma anche riqualificazione partecipata di uno spazio pubblico in periferia. E’ questa l’origine di “Fadabrav”, nome dato alla falegnameria. «Quello che stiamo cercando di costruire tutti insieme (a essere coinvolti una ventina di ragazzi under 30, che stanno studiando azioni per dare fiato e gambe al progetto, ndr) – spiega Anzaldi – è qualcosa che mescoli animazione giovanile, innovazione digitale, artigianalità e idee. L’obiettivo è avviare un

progetto che apra al quartiere e alla città il laboratorio comunale di via Falcone, con apertura e fruizione pubblica, corsi di formazione, laboratori di co-progettazione di quartiere, animazione d’ambiente e un po’ di innovazione digitale. In questo spazio il Comune da anni svolge le attività dell’Educativa Territoriale con ragazzi a rischio dispersione scolastica o in situazioni di difficoltà (seguiti da educatori).

Il nostro progetto sarà in sinergia e punterà a potenziare quanto già esistente. E’ chiaro che nessun ragazzo nasce falegname, ma la falegnameria sociale è un modo, anche e soprattutto, di costruire rapporti sociali, di fare amicizie». In questi mesi è partita la preparazione. «Da settembre – continua Anzaldi – io e altri volontari siamo impegnati nel concretizzare quest’avventura. E’ partita la riqualificazione del laboratorio e anche un tour attraverso le falegnamerie popolari dei dintorni, in questi giorni siamo stati a vedere quella di Gallarate». Ma come funzionerà la falegnameria e chi potrà utilizzarla? «L’ingresso sarà libero. Come solo obbligo ci sarà la sottoscrizione di una tessera associativa e dell’assicurazione.

Può entrare chiunque, anche chi ha bisogno di far qualche lavoro per la casa e non ha intenzione di andare a spendere cifre esorbitanti nei negozi. Viene qui e trova materiale e strumentazione. Quando partiremo, apriremo probabilmente un sabato e una serata su per settimana». Fondamentale ricevere idee per dar vita a questo nuovo luogo di partecipazione e socialità. Lo si può fare con un sondaggio online sul sito del Sermais.

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