Gli avori gaudenziani in mostra

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I preziosi e antichissimi dittici eburnei della Cattedrale e della basilica di San Gaudenzio, per la prima volta esposti insieme, saranno al centro della mostra “Avori rari. I dittici della Chiesa novarese” al via venerdì 20 ottobre nel Palazzo episcopale. La mostra resterà aperta fino al 20 dicembre e sarà inaugurata alle 17,30 con una conferenza della storica Simona Gavinelli, dell’Università cattolica di Milano, promossa con il Comune e la Sorpintendenza all’interno dei “Venerdì dell’arte novarese” per far conoscere il patrimonio figurativo della città.I preziosi e antichissimi dittici eburnei della Cattedrale e della basilica di San Gaudenzio, per la prima volta esposti insieme, saranno al centro della mostra “Avori rari.

I dittici della Chiesa novarese” al via venerdì 20 ottobre nel Palazzo episcopale. La mostra resterà aperta fino al 20 dicembre e sarà inaugurata alle 17,30 con una conferenza della storica Simona Gavinelli, dell’Università cattolica di Milano, promossa con il Comune e la Sorpintendenza all’interno dei “Venerdì dell’arte novarese” per far conoscere il patrimonio figurativo della città. Il progetto nato quasi un anno fa, come spiega il direttore dell’Ufficio per i Beni culturali ecclesiastici della diocesi Paolo Mira, affonda le radici nella partecipazione della Chiesa gaudenziana al progetto annuale di “Città e cattedrali” della Consulta regionale del Piemonte, Fondazione CRT e Regione Piemonte con proposte culturali. «Un secondo obiettivo, su indicazione del nostro vescovo mons. Brambilla – aggiunge Mira – è quello di valorizzare il ricco patrimonio diocesano: lo abbiamo sotto gli occhi, ma spesso rimane sconosciuto ai più». Così è nata una mostra quasi “minimalista” curata dalla paleografa e grande esperta di codici medioevali Simona Gavinelli e dall’ufficio Beni Culturali della Diocesi, incentrata sull’esposizione dei due dittici eburnei della Cattedrale e di San Gaudenzio, entrambi recanti la cronotassi, ovvero l’elenco, degli antichi vescovi novaresi. «I dittici tardo antichi costituiti da preziose tavolette in avorio lavorato – spiega la professoressa Gavinelli – erano recapitati ad un circuito selezionato di destinatari di rango come doni celebrativi di unioni matrimoniali e di nomine consolari o funzionariali: si sottolineava con il pregio del supporto il potere degli interessati. Con il Cristianesimo anche le Chiese episcopali ambirono al possesso di dittici eburnei come efficaci suppellettili liturgiche da esibire durante le cerimonie più solenni, per cui gli originali dittici imperiali vennero riadattati come legature di evangelici o cantatori, come contenitori dove i testi preesistenti venivano sostituiti con preghiere, immagini devozionali o liste episcopali che legittimassero la continuità della Chiesa locale, come si verificò a Novara, almeno nel secolo XI, per i due dittici del  la Cattedrale e della Collegiata di san Gaudenzio».

I due dittici eburnei saranno accompagnati da alcuni codici con le vite dei primi pastori novaresi, conservati nell’Archivio Storico diocesano, Biblioteca capitolare e Archivio parrocchiale di Intra. «Si tratta di un ulteriore passo avanti – sottolinea Mira -nella collaborazione sempre più stretta tra i diversi uffici diocesani». Il tema scelto quest’anno dalla Consulta regionale aveva per titolo “Dal conflitto all’inclusione” e prendeva le mosse dai 500 anni della riforma protestante e cattolica, con la valorizzazione delle opere architettoniche sorte come baluardo dell’identità e appartenenza alla Chiesa cattolica contro l’offensiva luterana. «Ci è sembrato perciò – aggiunge l’architetto – una buona occasione far conoscere beni preziosi che la diocesi ha sempre avuto in grande considerazione a conferma dell’antica origine e della legittimità della Chiesa novarese, anche all’epoca della Riforma e grazie, soprattutto, alla sapiente opera del vescovo Bascapè». Tra gli appuntamenti di richiamo si segnalano il venerdì 9 febbraio in Duomo alle 17,30 la conferenza di Francesco Gonzales su “Il San Francesco del Guercino nel Duomo: il capolavoro arrivato per ultimo”.Venerdì 4 maggio sarà la volta del direttore dell’Ufficio Paolo Mira nel Vecchio Seminario alle 17.30 su “Le imprese architettoniche di Stefano Ignazio Melchioni nella Novara del primo Ottocento”. M. B.

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