Concluso il XXI sinodo diocesano

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«Ecco il bimbo è venuto alla luce. Oggi il sinodo termina, ma il cammino continua».

Così il vescovo Franco Giulio Brambilla nella sua omelia ha presentato alla Chiesa di Novara la conclusione dei lavori del XXI sinodo diocesano: la gioia e l’entusiasmo per un progetto che viene alla luce ed insieme la consapevolezza della tanta strada che ancora si deve percorrere.

Lo ha fatto lo scorso venerdì 29 settembre a Boca, davanti ad un Santuario gremito di fedeli che hanno preso parte alla messa che – non a caso – non solo chiudeva il percorso sinodale, ma apriva anche il nuovo anno pastorale. Al centro il gesto simbolico del dono del Libro del Sinodo ai sinodali, a sottolineare la consegna del testo che farà da bussola per l’impegno pastorale per il futuro a tutta la comunità diocesana.

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A concelebrare con lui dom Adriano Ciocca Vasino, vescovo della prelatura territoriale di São Félix in Brasile originario di Borgosesia in diocesi per una breve visita, i vicari episcopali, i ventisette moderatori delle UPM e numerosi sacerdoti.

Un’immagine, quella di Boca, di una Chiesa che si ritrova insieme, senza però cancellare le differenze e le peculiarità di ogni territorio, valorizzate, anzi, nell’offertorio nel quale sono stati portati i prodotti di ogni vicariato per farne dono alle mense dei poveri. Un’immagine «di una riunione di famiglia», come ha sottolineato Brambilla descrivendo gli anni del lavoro che adesso si è concluso, «una riunione nella quale  – ha detto – il Vescovo con un grande numero di sacerdoti e laici hanno pregato e discusso insieme per trovare e indicare le vie del futuro».

Ed è proprio al domani che il vescovo ha voluto guardare, richiamando  un’immagine che già più volte in questi anni ha ripetuto: «il sinodo di carta deve diventare ora il sinodo di carne – ha affermato – deve scendere nelle nostre comunità, trasformare il volto delle nostre contrade, mutare la qualità delle nostre relazioni, dare scioltezza ai nostri ambienti, rendere attraente la vita delle nostre comunità, mettere in gioco nuove figure di laici».

E in chiusura, riferendosi proprio alle nuove figure ministeriali e al nuovo ruolo dei laici – tra i punti nodali del sinodo – il vescovo ha voluto citare «un libro esilarante, che si legge di un soffio»: Il Signor Parroco ha dato di matto, di Jean Mercier.

«Bisogna che i laici si riappropriano della loro identità  dal punto di vista teologico – ha detto Brambilla citando Mercier -. Ciò avviene mediante una presa di coscienza di quello che essi sono in forza del loro battesimo. Iniziative pastorali originali o innovative possono anche essere utili, ma la cosa essenziale è che i battezzati riscoprano il potere enorme che Cristo conferisce loro in forza del battesimo. Sì, il potere di essere cristiani testimoni!».

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