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Chiara Castellani, medico in missione sarà a Novara l’11 dicembre: «Congo, sete di pace e giustizia»

Chiara Castellani, medico in missione a Kimbau

Il ricordo del padre che tanto l’ha incoraggiata alla missione in Africa e alla scrittura, ma soprattutto gli innumerevoli volti di amici e colleghi che l’affiancano da 26 anni nella missione di Kenge, nella Repubblica democratrica del Congo. C’è tutto questo nel colloquio con il medico Chiara Castellani, in Italia per presentare il suo libro attesa a Novara l’11 dicembre. Un colloquio che inizia con una risata e un invito: «Diamoci del tu, poichè il libro è scritto per i giovani ed i giovani sono informali». Già chirurgo di guerra in Nicaragua durante la Rivoluzione sandinista, Chiara Castellani è giunta a Kenge nel 1991, a 35 anni, in una missione a circa 290 km dalla capitale Kinshasa. Appena un anno dopo rimase vittima di un disastroso incidente stradale a causa del quale le venne amputato il braccio destro. Dopo la riabilitazione al Gemelli, decise di rientrare a Kenge dove vive tuttora, e dove ha affrontato la pandemia di Aids e la battaglia vinta dopo alcuni anni anche grazie all’impegno di Nelson Mandela per rendere i farmaci antiretrovirali gratuiti anche in Africa. «Ho scritto questo libro per i giovani – racconta – perchè quando vengo in Italia vedo quanto abbiano smesso di sognare. A tutti loro dico che non bisogna fermarsi davanti agli ostacoli: non dobbiamo mai farci frenare o smettere di credere di poter cambiare le cose. E’ vero che ho avuto la fortuna di realizzare il mio sogno, diventare medico e andare in Africa, ma anche per me non è stato facile. Dopo l’incidente sembrava che tutto dovesse finire: invece, anche di fronte a quanti mi chiedevano ‘cosa torni a fare in Africa?’ non ho mai smesso di credere che quella fosse la mia strada. L’obiettivo più importante di questo libro è trasmettere la fiducia di poter costruire i propri sogni». Dal 1960, come racconta nel suo bel libro, il problema fondamentale del Congo è la creazione di uno Stato di diritto. Alle prese con una magistratura corrotta connivente con il potere politico, peggio con gli interessi dell’oligarchia che detiene il potere grazie alla corruzione, il popolo congolese non è riuscito ad ottenere il rispetto dei diritti umani, fondamentali per i più deboli, come racconta in innumerevoli episodi che ha vissuto in questi anni come medico nella brousse e nelle carceri. «Ci sono cose che si vedono bene soltanto con occhi che hanno pianto» diceva mons. Munzihirva, il compianto arcivescovo di Bukavu assassinato nel 1996 su mandato delle multinazionali del traffico di uranio e coltan, i mercanti di morte che avevano deciso di eliminarlo perchè aveva parlato chiaro. Alcune delle pagine più significative del libro vengono proprio dedicate al ruolo profetico svolto dalla Chiesa nella guerra che ha dilaniato il Paese negli ultimi anni, con cinque milioni di morti quasi tutti civili, in una lotta “economica” i cui mandanti sono fra gli esponenti del capitalismo internazionale. Al Natale dell’anno scorso, ricorda la Castellani, dopo la strage di quaranta manifestanti a Kinshasa e 34 morti nell’est, tutti i sacerdoti cattolici del Congo hanno letto un messaggio del vero leader spirituale e politico del Paese, da sempre uomo di verità, di giustizia e di pace, il cardinale Laurent Monsengwo: «Il tempo è giunto – scriveva – per smettere di prendere il potere con le armi e attraverso lo sterminio lento di un popolo: queste persone non cercavano altro che il diritto a vivere con maggiore dignità». In questi anni, dice, «ho vissuto, giorno dopo giorno, accanto alle persone. Ho condiviso un sogno di democrazia con elettori analfabeti, assetati di partecipazione politica e, in passato, disposti a sacrifici enormi per poter esercitare il diritto di voto. Posso allora dire che sono testimone tangibile della determinazione di un popolo, intenzionato a favorire il processo di transizione e a sbloccare il cammino verso le elezioni».

Manuela Borraccino: