Festa della Polizia al Broletto: il saluto alla città del Questore Rosanna Lavezzaro

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Il Questore, Rosanna Lavezzaro

«Indossare l’uniforme vuol dire essere al servizio della collettività, delle difficoltà della comunità, delle difficoltà della gente, questo anche quando per noi è una giornata storta, una “giornataccia”».

Così, martedì pomeriggio 12 aprile, il Questore di Novara, Rosanna Lavezzaro, ha concluso il suo discorso in occasione della festa per i 170 anni della Polizia di Stato, la sua ultima festa della Polizia a Novara, una celebrazione ospitata nel cortile del Broletto (foto Agenzia Visconti) e finalmente tornata pubblica dopo l’emergenza Covid. Da martedì 20 aprile, infatti, prenderà le redini della Questura di Rimini dopo 3 anni e 8 mesi alla guida della Questura novarese, dove si era insediata il 2 agosto del 2018. Quasi quattro anni che hanno lasciato un’importante traccia nella comunità novarese. Lo si è visto proprio durante la festa, con molti volti commossi tra i presenti, a partire dai tanti poliziotti sino alle autorità, a rappresentanti delle associazioni e di istituzioni, ma anche tra la gente comune.

Tutti, al termine, hanno voluto fermarsi per un veloce saluto al Questore, per un abbraccio, per uno scatto fotografico insieme. Segnale di come la sua umanità, l’empatia, la gentilezza, l’ascolto e la vicinanza alle persone, sempre, abbiano fatto breccia nei cuori dei novaresi. Il Questore ha partecipato agli eventi della città, ha collaborato con tutte le istituzioni, vivendo appieno il territorio.


Lavezzaro, proprio come nella frase con la quale ha concluso il suo saluto alla città, non si è mai risparmiata e ha sempre offerto una risposta a tutti coloro che a lei si sono rivolti, anche in una ‘giornataccia’. «A Novara – ha detto – lascio un pezzo di cuore. Ho vissuto il mio mandato senza risparmiarmi. Il Novarese mi ha accolto molto bene e quanto ho dato credo di aver ricevuto. Ho molta malinconia, come succede quando si lascia una bella esperienza. Mi era capitato anche a Vercelli, dove, rispetto a Novara, ero stata solo due anni. Di questa città, di questa provincia, porterò con me un ricordo importante: non dimenticherò mai questi quattro anni. E’ stato un privilegio essere il Questore di Novara». Tornando alla divisa indossata dagli uomini della Polizia di Stato, «indossarla non serve, contrariamente a quanto pensano alcuni, per disporre di un potere. Quello stesso rispetto delle regole che noi dobbiamo monitorare, dobbiamo anche noi onorarlo. Fermezza sì, ma mai arroganza. Equilibrio e attenzione devono essere le nostre guide. La nostra uniforme ci deve spingere tra la gente, infondendo fiducia».
Il Novarese è una «provincia sana, senza grandi problemi di sicurezza – ha ancora aggiunto il Questore Lavezzaro – Sono sempre state date risposte immediate ed efficaci, grazie a un’ottima sinergia con il Prefetto, con il sindaco e con tutte le Forze di Polizia, dai Carabinieri alla Finanza sino alla Polizia locale. La pluralità – ha riferito il Questore, citando il prefetto e già Capo della Polizia, Franco Gabrielli – deve saper fare sintesi. A Novara l’abbiamo fatto». Si è poi soffermata sul periodo della pandemia, che ha visto in campo anche le Forze di Polizia. «Il lockdown è stata una condizione innaturale per una società aperta come la nostra. Il Covid ha stravolto le nostre vite. Noi non abbiamo mai perso di vista le nostre guide: buon senso ed equilibrio. La nostra azione è sempre stata ispirata a queste due linee. E sanzioni e repressione sono stati solo l’ultima ratio». Un riferimento anche alla guerra in Ucraina e ai tanti profughi che stanno arrivando in Italia. «Il Novarese ne ha accolti sinora 2.600. Alla Polizia questo ha chiesto risposte immediate e concrete. Anche in questo caso si è fatto sistema con istituzioni e tutte le altre Forze dell’Ordine». E poi un pensiero a tutti i reparti della Polizia, tutti ugualmente importanti e significativi.

Durante la cerimonia, presentata dalla giornalista vercellese Roberta Martini e allietata dai brani del Brotherhood Gospel Choir di Paolo Viana, anche la mostra dell’artista e poliziotto della Questura di Novara (in servizio alla Polizia scientifica), Raffaele Iacaruso. Le sue opere, ritratti di personaggi del ‘900 realizzati a penna Bic, sono, infatti, stati ospitati nel cortile dell’Arengo durante la festa. A Iacaruso, tra l’altro, si deve anche una nuova opera ospitata a Legro, Paese dei Muri dipinti. Non solo. Iacaruso è stato chiamato sul palco per consegnare un ritratto sempre prodotto a penna Bic a Linda Olivieri, campionessa di salto con gli ostacoli e Novarese dell’Anno lo scorso gennaio, che fa parte della grande famiglia della Polizia (è nelle Fiamme Oro). Titolo della mostra “Facebic”, che è anche il titolo del libro in uscita a maggio, per Edizioni Astragalo, che conterrà tutti i ritratti del ‘900 realizzati dall’artista e poliziotto novarese.

Lucilla Giagnoni, direttrice artistica del teatro Faraggiana, ha poi letto un brano affidatole dal Questore Lavezzaro, che è un invito alla mitezza. Un testo di Norberto Bobbio, dal titolo “Elogio alla mitezza”.

Per quanto riguarda i numeri, tra l’aprile 2021 e il marzo 2022, nei servizi di controllo del territorio, sono state identificate circa 21mila persone e controllati 5600 veicoli. In materia di polizia giudiziaria sono stati eseguiti 80 provvedimenti restrittivi – arresti in flagranza di reato e misure cautelari detentive – e indagato 154 persone. L’Ufficio Immigrazione, nel corso dell’anno di riferimento, è stato particolarmente impegnato nelle attività legate sia all’immigrazione regolare, sia a quella irregolare.

   Articolo completo sul giornale in edicola da venerdì 15 aprile

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