«Chiedo che siate voi a dircelo: fatevi sentire, dite “Stateci vicini!”». Vicini ai giovani. Sono le parole risuonate nella basilica durante la messa pontificale a raccontare il San Gaudenzio 2022 [Qui il fotoracconto]. Il vescovo Franco Giulio ha chiesto di pronunciarle ai ragazzi provenienti da tutte le parrocchie della diocesi. E’ stata la decima patronale di san Gaudenzio per Brambilla (la giornata è stata anche la vigilia dell’anniversario della sua presa di possesso della diocesi 10 anni fa) [Qui il grazie da parte della Chiesa novarese, nelle parole del vicario generale don Fausto Cossalter]. Un san Gaudenzio che  ha voluto dedicare proprio alle nuove generazioni, segnate così da vicino dal distanziamento, dalla didattica a distanza, dalle paure e dalle fatiche della pandemia.

Il vescovo lo ha fatto attraverso le pagine dell’episodio del ritrovamento di Gesù al tempio lanciando uno sguardo alla loro situazione e soprattutto chiedendo a tutte le agenzie educative di muoversi per un grande patto educativo [Qui il testo integrale con le sue parole].

«Molti ragazzi – ha detto Brambilla – sembrano smarriti, altri portano dentro di sé tanta paura e taluni persino l’angoscia per la malattia, la morte dei loro cari, amici, genitori, nonni. Altri ancora sembrano dispersi, quasi intimoriti ad affrontare un tempo che chiede ancora resilienza. Soprattutto coloro che in questi due anni hanno vissuto le età di passaggio (quinta elementare e prima media, terza media e prima superiore, quinta superiore e inizio università) si sentono come defraudati di un tempo che doveva essere per loro propizio: per essi è stata un’età negata, un tempo perduto. Anche noi adulti come Maria e Giuseppe con Gesù li cerchiamo dalla parte sbagliata, li crediamo ancora al sicuro nella carovana della nostra famiglia, mentre se ascoltassimo il loro silenzio e se leggessimo nei loro messaggini troveremmo apatia, noia e forse timore a riprendere con lena il passo, dopo aver perso un’occasione che non torna più».

E allora il vescovo lo ha chiesto con forza a tutti. Anzi, lo ha fatto chiedere in prima persona proprio a loro: «I ragazzi, adolescenti e giovani dell’inizio di questo terzo decennio del secolo ci chiedono una cosa sola: voi dovreste sapere cosa significa che noi dobbiamo e vogliamo diventare grandi! Se lo siete diventati voi, aiutate anche noi, magari non diventeremo adulti alla vostra maniera, ma in ogni caso non possiamo farlo senza la vostra vicinanza». Ecco l’alleanza invocata da Brambilla: «tra tutte le forze sociali e le componenti educative della società: la famiglia che educa, la scuola che forma, l’oratorio spazio di vita, lo sport sano, non sono riserve indiane a lato di una società che per la parte più importante fa altro, cioè si dedica all’economia e alla produzione. Lo sviluppo autentico ha come componente essenziale il tempo formativo. Elevo dunque un forte invito per un grande patto educativo fra tutti i soggetti che si affaticano al compito formativo: anche la scuola ha bisogno di più stima, più sostegno sociale, più apprezzamento. Le risorse e i soldi spesi per la scuola e l’educazione sono il capitale sociale più importante per la società di domani». Esempio di questa alleanza, la collaborazione tra diocesi e Fondazione Carolina, «dedicata a Carolina Picchio, impegnata per il buon uso digitale, con la quale la Diocesi di Novara intende stabilire un cammino di proficua collaborazione».

Infine, l’indicazione sullo sforzo che deve riempire il tempo della pandemia: «Mentre aspettiamo di ripartire, il cuore della rinascita non potrà essere che un tempo formidabile da dedicare all’educazione delle nuove generazioni».

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