In questo “strano” Natale, l’attenzione a chi soffre è la strada per la pace vera

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Molti amici e amiche mi hanno confidato la loro tristezza in questi giorni. Preoccupazioni, malattie, lutti, problemi economici. Eppure il Natale è la festa della Vita, della Gioia. Di un Bambino che nasce. Dio che si fa uomo. Sì, ma gioia vera, che scalda e illumina il cuore. Non gioia artificiale. Le preoccupazioni non cancellano il senso vero del Natale. Che però non è una bella favoletta. E’ un mistero di dono, di accoglienza, di pace. E il vangelo ci chiede sempre di star con i piedi per terra: ‘oggi’ come ieri. Dal decreto di Cesare Augusto, a Erode che vuole uccidere il bambino. E’ un mistero che chiede a noi di essere incarnati, oggi, in questo 2021. «Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi… tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della Pace», diceva Papa Francesco nel 2016. Abbiamo bisogno di ‘curare le relazioni’, come ci invitava papa Francesco nel messaggio della scorsa Giornata Mondiale della pace: “La cultura della Cura come percorso di pace”. Dal rapporto di Caritas Italiana sui conflitti dimenticati, “Falsi equilibri” emerge che ci sono, oggi, nel mondo 22 guerre: Yemen, Siria, Sud Sudan fino alla regione del Tigray. Inoltre ci sono 359 conflitti. Sono poi in aumento vertiginoso le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari, anche sul nostro territorio.

don Renato Sacco

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