Il riso novarese che piace ai turchi protagonista del week end

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Huseyin Ocar guarda e sembra cullare i campi di riso che si estendono sotto i suoi occhi. Predomina il giallo intenso, è ora di mietere. Hussein, agricoltore e sementiero turco, arriva dalla Tracia, terra che evoca storia, imprese epiche, Alessandro Magno. Nibbiola, Bassa novarese, azienda agricola Montarsello. Qui è nato Ires (Italian Rice Experiment Station), diretto da Massimo Biloni. Huseyin dice che “Massimo is my brother” (un fratello, in realtà gli assomiglia soltanto). Con lui intrattiene rapporti di colleganza e amicizia. Alla base la condivisione per il riso, che non ha confini. Hussein considera il made in Italy come bacino di eccellenza e qualità cui attingere per soddisfare il mercato turco. Il Paese di Erdogan esporta in Italia le nocciole che vanno ad alimentare il settore dolciario (la nutella di Ferrero), ma è grande consumatore di riso. I centomila ettari coltivati attorno al Mar Nero non sono sufficienti per il consumo interno. E allora entra in gioco l’Italia, il mercato turco è una delle principali piazze tra i Paesi extraeuropei. Le varietà italiane più apprezzate sono due: il Baldo e il Cammeo. 

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