La “nuova” Polizia compie 40 anni

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Quarant’anni di una legge che ha rivoluzionato la Polizia di Stato, segnando uno spartiacque importante e fortemente innovativo. Il primo aprile 1981, 40 anni oggi dunque, veniva promulgata la legge 121, che ha smilitarizzato il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, costituito la Polizia di Stato come prima forza di polizia civile a competenza generale e ridisegnato il sistema della Pubblica Sicurezza del Paese. Entrata poi in vigore il 10 aprile, giornata in cui la Polizia di Stato celebra la ricorrenza della fondazione, quest’anno per la seconda volta senza cerimonie pubbliche a causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso, costituisce una grande rivoluzione e dà vita a una “nuova” Polizia. Un anniversario che il Dipartimento di Pubblica Sicurezza celebra con il libro “La riforma dell’Amministrazione della pubblica sicurezza” del prefetto Carlo Mosca, recentemente scomparso e che di quella riforma fu uno degli ispiratori.

Un anniversario importante «di una legge che ha dato alla Polizia – ha spiegato il Questore di Novara, Rosanna Lavezzaro – una forte impronta democratica, che ancora ci caratterizza». Nasceva così 40 anni fa una polizia nuova, moderna, contraddistinta da una forte identità civile, votata al servizio della comunità. Una legge ancora oggi molto attuale. La legge di riforma portò anche all’apertura al mondo sindacale, all’avvento degli ispettori con mansioni investigative, al coordinamento tecnico-operativo delle forze di polizia, alla creazione dei ruoli tecnici e sanitari sino alla parità di genere, che garantì alle donne le stesse modalità d’accesso e le stesse opportunità di carriera dei colleghi uomini.

«Le prime donne in Polizia – ha aggiunto il Questore – sono entrate tra il 1959 e il 1962 (il Corpo di polizia femminile fu istituito da una legge del 7 dicembre 1959, ndr) , con ruoli come assistenti ai minori e buon costume, a metà tra un poliziotto e un’assistente sociale. Quando svolgevano un’indagine di polizia giudiziaria dovevano sempre avere accanto un uomo. Questo sino al 1981. Oggi sono tanti i passi in avanti fatti. E abbiamo anche questore donne. Quando lo diventai io nel 2016 eravamo 8 in tutta Italia, ora siamo 15». Un anniversario importante dunque, «una novità, che ci ha permesso di proiettarci all’esterno, a 360 gradi accanto al cittadino, vicini alla gente. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella usa una bellissima espressione, “empatia democratica rafforzata”».

All’interno del libro, dopo i messaggi di Mattarella, del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e del sottosegretario, e già capo della Polizia, Franco Gabrielli, 12 capitoli che snocciolano i temi più significativi di una riforma così distante, ma ancora attualissima. Ogni capitolo è arricchito dal contributo di riflessione da parte di una personalità del mondo religioso, scientifico, politico o istituzionale. Dal cardinale Gianfranco Ravasi sugli aspetti del ‘servizio’, al ministro Marta Cartabia sul ruolo delle donne, dal procuratore generale Giovanni Salvi al professor Michele Ainis sino a Gianni Letta, Giuliano Amato, Marino Bartoletti e tanti altri. 181 pagine ricche di immagini, anche storiche, che ricordano il passaggio da amministrazione militare di polizia ad amministrazione civile di garanzia illuminata dallo spirito dal dettato della costituzione repubblicana al servizio dei cittadini e delle istituzioni democratiche del Paese.

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