Sgominata banda che truffava anziani: da rabbrividire gli audio delle telefonate

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«Un reato odioso e che arreca alle vittime, fragili e indifese, danni incommensurabili. Sono contenta della conclusione di quest’operazione, avviata a marzo in pieno lockdown. Mesi di indagini che hanno portato a fermare una banda che perpetrava truffe ad anziani. Da sempre siamo vicini e attenti alla tematica. Tutti noi abbiamo genitori anziani o li abbiamo avuti o li avremo. Gli audio delle telefonate fanno male al cuore. Esce solo, da parte dei componenti della banda, un grande cinismo, cattiveria e spietatezza».

Così il questore Rosanna Lavezzaro, questa mattina, giovedì 28 gennaio, parlando dell’operazione “Cara nonna” (“Droga Babciu” in lingua polacca), condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Procura di Novara. A collaborare la Polizia giudiziaria del Canton Ticino.

La banda era pronta ad approfittare di ogni minima debolezza. Gli audio fanno rabbrividire (si possono ascoltare nel video incollato poco sotto). Catturata al telefono l’attenzione dell’anziano (persone tra i 60 e i 95 anni) con la scusa di un famigliare in difficoltà, vittima di un incidente o contagiato da Covid, ecco la risposta: “sì, l’aiutiamo, l’aiutiamo… però lei deve consegnare perché altrimenti non possiamo fare la puntura, sta troppo male”. Un telefonista al complice che sarebbe passato nella casa a prelevare i soldi o l’oro per aiutare il finto famigliare: “la vecchia non riesce a camminare.. ti dà la roba e vai via subito, 400 grammi, capito?”. Gli anziani credevano di aiutare il proprio caro e, invece, consegnavano ricordi di una vita ai malviventi.

L’operazione ha portato a 4 custodie in carcere, 3 ai domiciliari e 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Oltre a 13 decreti di perquisizione personale e locale e a numerosi sequestri tra Novara e Novarese. Erano già stati eseguiti 5 arresti e altre persone sono indagate a piede libero. L’accusa è associazione a delinquere per la commissione di truffe aggravate. Oltre 60 gli uomini impiegati per eseguire l’ordinanza. A collaborare le Squadre Mobili di Torino, Alessandria, Vercelli, Asti, Aosta, Biella e Verbania e il Reparto Prevenzione Crimine di Torino. L’operazione era partita a marzo con l’arresto in flagranza di 2 truffatori. Si era scoperta la centrale dell’organizzazione in Polonia, da dove partivano le telefonate alle vittime, mentre il gruppo novarese di rom (residenti al campo di Agognate e a S. Agabio) si occupava di inviare ‘personale’, sovente non rom, a ritirare il bottino.

«Le indagini – hanno spiegato il questore, il procuratore capo facente funzioni della Procura di Novara Nicola Serianni e la dirigente della Squadra Mobile Valeria Dulbecco – hanno permesso di ricostruire l’intera filiera». Provento delle truffe, tra contanti, gioielli e oro, 400mila euro. Alla banda si addebitano 50 episodi da gennaio ad agosto 2020 nelle province di Novara, Vercelli, Como e in territorio elvetico. In un caso si era impossessata di 80mila euro.

Se durante il lockdown tutti i reati erano diminuiti sensibilmente, non così era successo con uno dei reati più odiosi, perché a danno di persone che hanno difficoltà a difendersi, quello delle truffe. Tipologia di reato che, invece, con la strategia di fingere anche contagi da Covid, oltre a incidenti, si è segnalato in crescita.

I malviventi riuscivano anche a isolare il telefono fisso, al quale chiamavano. Quando la vittima aveva qualche dubbio e cercava di contattare parenti o forze dell’ordine, otteneva sempre una risposta da uno della banda. I truffatori, infatti, non chiudevano la loro prima comunicazione, tenendo così la linea occupata. Le vittime, riprovando una telefonata, trovavano sempre a rispondere uno dei malviventi e così rimanevano ulteriormente raggirati. Per questa ragione la Polizia consiglia alle vittime di tenere a portata di mano un telefonino, così da poter contattare i famigliari o le forze dell’ordine rapidamente. E nel caso di mancanza di un telefonino, «si può – ha riferito Dulbecco – andare dal vicino di casa a chiedere aiuto, a spiegare quanto sta accadendo».

I referenti dell’organizzazione sono stati individuati in cittadini rom di etnia polacca, residenti a Novara da decenni, che agivano dunque in base alle direttive che giungevano dalla Polonia, e si avvalevano di persone non rom del posto per ‘ritirare’ il bottino. Gli oggetti di valore venivano solitamente inviati in Polonia, con l’obiettivo di riciclarli, monetizzarne il valore e farne così perdere le tracce. Da parte del questore il ringraziamento a tutte i questori del Piemonte, che hanno messo a disposizione personale per eseguire tutte le misure cautelari. Il procuratore Serianni: «un grande grazie va alla Squadra Mobile, che ha svolto un lavoro immenso e minuzioso, raccogliendo prove e informazioni di ogni singolo episodio».

 

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