Omicidio del piccolo Leo, Musi: “Quando è morto, io dormivo”

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Udienza interamente dedicata alle dichiarazioni di uno dei due imputati, Nicolas Musi, quella di oggi mercoledì 27 gennaio, in Corte d’Assise a Novara, nel processo per l’omicidio del piccolo Leonardo Russo. Il bimbo di neanche 20 mesi era morto il 23 maggio del 2019 a causa, come evidenziato e ricostruito dalle indagini della Polizia, delle percosse ricevute.

Sul banco degli imputati, con le accuse di omicidio volontario aggravato e maltrattamenti, Musi, compagno della madre Gaia Russo, e la stessa Russo.

Sei ore di dichiarazioni tra mattina e pomeriggio, in cui Musi, che sinora si era avvalso sempre della facoltà di non rispondere quando era stato ascoltato durante l’inchiesta, ha sostenuto di non essere lui l’assassino del piccolo. “Quando Leonardo è morto – ha detto – dormivo”. Sei ore durante le quali Musi ha ricostruito la sua storia con la giovane Gaia, dai primi incontri da ragazzini alle scuole medie, sino a quando sono andati a convivere nel marzo di due anni fa, sino al giorno della morte del piccolo Leo. L’imputato ha ammesso, a fronte di evidenze fotografiche particolarmente schiaccianti, di aver colpito con forza il piccolo in due precedenti occasioni, ma non quel giorno. Una volta il 17 maggio di quell’anno: “piagnucolava, era noioso e a un certo punto l’ho colpito con due schiaffoni. Avevo poi detto a Gaia che Leonardo si era ferito per il lettino rotto”. Ha poi riferito come la mamma non gli abbia mai detto nulla, evitando di condurre il piccolino in ospedale. E ancora sul giorno della morte del bimbo: “Dormivo. Avevo passato la notte con un amico tra canne e droga. Mi sono addormentato che saranno state le 4 e mi sono risvegliato per le grida di Gaia. L’ho raggiunta e ho visto Leonardo a terra”.

Il pm Silvia Baglivo ha evidenziato all’imputato alcune contraddizioni. In particolare in Questura avevano riferito entrambi di essere stati presenti tutti e due in soggiorno quando il bimbo era caduto dal letto. Nel corso delle dichiarazioni anche il racconto della vita di Musi in una comunità.

L’udienza è stata quindi aggiornata a lunedì primo febbraio, quando sarà ascoltata la mamma del bambino.

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