Rotonda Alessia: in arrivo panchine e nuovi arredi

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Obiettivo, rendere largo Alessia Mairati, importante rotonda della viabilità novarese, un piccolo salotto. Questo l’intento di Casa Alessia, associazione nata per ricordare la giovane scomparsa insieme alla mamma Paola Di Gregorio in Ecuador nel luglio 2004, e del suo fondatore e presidente, nonché papà di Alessia, Giovanni Mairati. La rotatoria è quella posta all’incrocio tra viale XXV Aprile, via Moncalvo, via Casorati e corso Milano, a Sant’Agabio.


L’intitolazione alla giovane si è svolta nell’ottobre di quasi quattro anni fa, ma la rotatoria doveva ancora essere completata di tutta una serie di arredi. Dopo aver ridipinto, nell’autunno del 2019, l’arco di giallo, il colore dei girasoli che tanto amava Alessia e colore dell’associazione a lei dedicata (prima il manufatto era di colore azzurro), mancava ancora qualche aspetto. In particolare la posa di alcune panchine e, spiega Mairati, «alcune scritte significative che rimandano all’associazione e non solo alla nostra realtà». Tra l’altro, oltre al colore dell’arco cambiato, è stata anche reimmessa l’acqua nella fontana. L’inaugurazione della rotonda completata e con la posa di tutti gli arredi e di tutte le nuove scritte, quindi completamente arredata, è attesa per la prossima primavera. «Il progetto – rileva Mairati – è già ben avviato. Diverse le scritte che saranno posizionate. Una recita “Novara ama la vita”, sul modello di una scritta che trovammo in Ecuador in una delle nostre missioni con la scritta “Ecuador ama la vida”.

Ci sarà poi la scritta “Novara”, proprio all’ingresso della rotonda, dedicata alla nostra città, la scritta “Sant’Agabio” con le lettere in rosso e la ‘o’ finale in giallo e a forma di cuore, perché la rotonda si trova a S. Agabio e anche perché Alessia è cresciuta in questo quartiere. E quindi la scritta “Casa Alessia”, che rimanda all’associazione».

Un modo per ricordare, a chiunque fa ingresso a Novara, una ragazza straordinaria, che, andata in Ecuador con una borsa di studio, prese a cuore gli orfanelli di Quito, tanto da scrivere in molte mail al papà e alle amiche che, quando fosse rientrata a Novara, si sarebbe dedicata agli ultimi, ai bimbi in difficoltà. Sogni che ora porta avanti l’associazione guidata da papà Giovanni.

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