Il Coronavirus è un tunnel di disperazione dalla crisi si esce solo se restiamo insieme

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Di fronte a una seconda ondata pandemica che, da un lato ci si aspettava, dall’altro si tentava di scongiurare, è tempo di riscoprire il valore di quello che in filosofia si chiama il ‘principio del realismo’ e che recita così: “Esiste una realtà indipendentemente dai nostri schemi concettuali, dalle nostre pratiche linguistiche e dalle nostre credenze”. La realtà non è sempre ciò che pensiamo. Così, Papa Francesco in Fratelli tutti ricorda che “La vera saggezza presuppone l’incontro con la realtà”, anche quando questa realtà non ci piace o è dolorosa perché ci confronta con quell’idea della malattia e della morte che vorremmo sempre mettere da parte. Ciò significa che, di contro a tante interpretazioni che si sentono su un covid inventato, simile a un raffreddore o un pretesto per privare l’umanità della libertà, è un dato di fatto che siamo in una pandemia, che molte persone, purtroppo, sono decedute a causa del covid e molte persone hanno sintomi più o meno gravi.

E da ultimo, è vero che vi sono malattie che hanno tassi di mortalità più alti, ma hanno un’incidenza inferiore; ciò significa che se il covid è libero di agire, il numero di persone che contrarranno la malattia sarà altissimo. Certe raccomandazioni su chiusure e misure restrittive possono sicuramente essere criticate. Ma la critica non può essere espressione di un crudo dissenso fine a sé: essa deve tradursi in un miglioramento di ciò che effettivamente può essere migliorato. Ovvero, e questo è il compito primo della politica, serve quel ‘sedersi a tavolino insieme’ che operi in squadra per far uscire il nostro Paese dalle difficoltà che i numeri attestano. La democrazia vive di idee diverse, ma se, come in questo momento, il bene comune è a rischio essa deve trovare idee funzionali e condivise. Sottolinea in modo cristallino Massimo Recalcati che: “da questo tunnel non si uscirà uno alla volta. O si esce tutti assieme o l’uscita sarà impossibile”. Ma quest’evidenza, di pieno realismo, parla a un paese dove tanta disinformazione sta dividendo le persone. E non è un vanto. Così, vi sono almeno tre aspetti su cui porre un’attenzione costruttiva: 1. Serve una comunicazione istituzionale di qualità (e non improvvisata) che si assuma anche la responsabilità di dimostrare ciò che è falso o fuorviante. 2. L’estremo interesse mass-mediale per il diverbio e il dissidio va sostituito da notizie che aiutino a far chiarezza. A nove mesi dall’inizio della pandemia questo non è più il tempo della retorica dello scalpore da talk-show (se mai lo è stato…). 3. Per tutti noi: non dobbiamo cercare ciò che supporta le nostre idee, ma le nostre idee devono cambiare se non in linea con il vero. Questa, a mio avviso, è la saggezza che oggi noi siamo chiamati a mostrare. Sara Rubinelli

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