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Zona rossa e vita delle parrocchie: ecco regole e indicazioni

L’inserimento del Piemonte – e dunque anche della nostra diocesi – tra le regioni classificate ad alto rischio (le così dette “zone rosse”) non comporterà il divieto di partecipazione alle messe.

E’ questo il primo punto che sottolinea il vicario generale don Fausto Cossalter in un messaggio che riporta una nota della Cei con precisazioni e chiarificazioni a proposito di cosa resta consentito fare durante questo nuovo lockdown parziale che resterà in vigore almeno fino al 3 dicembre. (Qui l’intervento su diocesinovara.it)

Dunque, ci spiega don Cossalter, «sarà possibile proseguire a celebrare con partecipazione di popolo, garantendo, ovviamente, il pieno rispetto di tutte le misure di sicurezza già oggi messe in atto, previste dal Protocollo tra la CEI e il Governo, sottoscritto lo scorso 7 maggio». E a proposito delle norme da rispettare, dal vicario generale arriva un forte appello «alla responsabilità di tutti per una scrupolosa osservanza di quanto previsto».

In caso di controlli durante il tragitto da casa alla chiesa dove si celebra la messa, così come per qualsiasi altro spostamento sarà necessario autocertificarne il motivo.

A questo link è possibile scaricare il modulo da compilare.

Come già durante la Fase 1, se non si ha il modulo con sé e si viene fermati dalle forze dell’ordine, saranno loro a compilarne uno: potranno poi eseguire verifiche per controllare la correttezza di quanto dichiarato.

Per quanto riguarda la catechesi e le altre attività pastorali – come  i consigli pastorali, i gruppi giovanili, i corsi in preparazione al matrimonio, gli incontri biblici –  la forte raccomandazione, ripresa anche dalla nota della Cei, è quella di utilizzare modalità a distanza per evitare spostamenti e potenziali situazioni di rischio.

Stessa raccomandazione per la celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione cristiana, Prime comunioni e Cresime. «Mi pare giusto suggerire di rimandare le celebrazioni programmate nelle prossime settimane a tempi migliori nei quali sia possibile anche ai familiari e parenti unirsi alla festa», aggiunge il vicario generale.

Andrea Gilardoni: