Una maturità rivoluzionata che sfida studenti e professori

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Lunedì 15 giugno alle 8.30, con la prima riunione plenaria della commissione d’esame, inizieranno ufficialmente i lavori della Maturità 2020. Sarà estratta la lettera da cui partiranno gli orali – unica prova rimasta dell’esame di Stato in tempi di coronavirus – e sarà reso noto il calendario dei colloqui che prenderanno il via ufficialmente mercoledì 17. «Il calendario è vincolato da norme stringenti per la sicurezza» – spiega Salvatore Palvetti, preside del Liceo artistico, musicale e coreutico “F. Casorati” dove 117 studenti, suddivisi in 8 classi e due sedi (Novara e Romagnano Sesia) si apprestano a sostenere la Maturità. «Nelle aule, opportunamente sanificate, potranno starci non più di dieci persone tra cui sei membri interni della commissione, il presidente esterno, lo studente e un accompagnatore. Gli ingressi saranno scaglionati, con i candidati che, per evitare assembramenti, dovranno presentarsi a scuola solo 15 minuti prima dell’orario di convocazione. I dispenser, con prodotti igienizzanti per la pulizia delle mani, sono già stati sistemati nei punti prestabiliti. Le mascherine saranno obbligatorie ma solo per entrare e uscire dall’istituto: durante il colloquio a contare sarà la distanza – di almeno due metri – tra professori e candidato. Come garantito dalla convenzione siglata tra ministero all’Istruzione e Croce Rossa, un volontario sarà presente durante la prova». «Gli imminenti esami di Stato saranno sicuramente diversi da quelli del passato, così come significativamente diversa è stata la marcia di avvicinamento agli stessi, scandita dalle varie fasi del lockdown e dal necessario adattamento delle scuole alla didattica a distanza – dice Vincenzo Zappia, preside dell’I.I.S. “G. Bonfantini” con sedi associate a Novara e Romagnano Sesia (Istituto Tecnico Agrario “G. Bonfantini”) e a Solcio di Lesa (Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente “E. C. Cavallini”) –. L’auspicio e la raccomandazione che sento di fare in primo luogo a me stesso – quale presidente di commissione – è quello di mettere da parte per qualche giorno le suggestioni legate all’emergenza epidemiologica e, fermo restando il rispetto delle misure di sicurezza, porre al centro di tutto i candidati alla maturità. Spetterà infatti alle commissioni il difficile compito di conferire anche a questo esame, sia pure congegnato in forma “light”, il crisma di un vero e serio momento di passaggio all’età adulta ed al mondo del lavoro. Tale atteggiamento sarà il modo migliore per iniziare a restituire al mondo della scuola quella “normalità” di cui si sente un grande desiderio, e per trattare con la dignità che merita una generazione di studenti che, purtroppo, è stata privata di un periodo scolastico che è generalmente molto formativo e fonte di grande maturazione. La sfida è quella di offrire ai nostri studenti, nonostante le circostanze, un vero e proprio banco di prova che sia non già “difficile”, bensì tale da permettere loro di misurarsi e uscire dalla scuola con la consapevolezza di poter affrontare le ben più difficili prove della vita». Analoga la posizione di Nicola Fonzo, preside del Convitto Nazionale Carlo Alberto di Novara – Liceo scientifico ordinario, delle scienze applicate e matematico dove gli studenti prossimi a sostenere l’esame sono un’ottantina suddivisi in 4 classi – secondo il quale i ragazzi sapranno affrontare questa esperienza modo esemplare: «durante il lockdown hanno dato prova di resilienza, di adattamento a situazioni inedite e non facili, tirando fuori sempre il meglio». E ai docenti dice: «non pretendete grandi cose con i vecchi schemi ma cose sorprendenti con schemi nuovi». «Indubbiamente siamo di fronte a una situazione inedita, con tanti limiti – asserisce Sergio Botta, preside del Liceo classico e linguistico Carlo Alberto di Novara – ma anche a una opportunità da non sprecare per far capire a tutti, ragazzi in primis, qualcosa che avevamo perso di vista: il senso della vita. Ci eravamo convinti che le nostre esistenze scorressero su strade assolutamente piane, o addirittura in discesa, e abbiamo avuto questo risveglio per cui abbiamo capito che le situazioni possono essere difficili, nefaste, e che ciò che facciamo deve essere oggetto di conquista e di fatica. Mi sembra un grandissimo insegnamento. Il fatto di fare l’esame con queste premesse rappresenta un’occasione importante per ristabilire il senso delle proporzioni, il senso della misura. Sono certo che tutto si svolgerà nel modo migliore e i nostri ragazzi (162) avranno modo di dimostrare valore e meriti». «Reputo che l’esame di Stato in presenza sia un fatto positivo per i nostri ragazzi perché, pur non demonizzando la didattica a distanza – che ha dato riscontri positivi – chiaramente il contatto personale, fondamentale in un rapporto educativo, è mancato» sostiene Gabriella Cominazzini, preside dell’Istituto Galileo Galilei, circa 240 studenti suddivisi in due sezioni: Borgomanero con il Liceo Scientifico tradizionale e quello delle Scienze applicate) e Gozzano (con il Liceo Linguistico, il Liceo delle Scienze umane indirizzo tradizionale ed indirizzo economico-sociale). «Dal punto di vista didattico siamo riusciti ad organizzarci bene: attraverso le piattaforme abbiamo gestito tutte le attività e programmato moduli alternativi alla dad, avvicendando attività sincrone e asincrone, evitando dispersione e aiutando anche i ragazzi diversamente abili a lavorare al meglio. Qualche lacuna c’è stata – conclude la dirigente – ma siamo però riusciti a realizzare una rete virtuosa che ci ha consentito di individuare un luogo comune di scambio anche dialettico». Michela Chioso

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