I segni d’incertezza che il Coronavirus ci ha lasciato

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Ecco l’editoriale di Daniela Sironi, responsabile della Comunità di Sant’Egidio di Novara, sulle difficoltà e le incertezze lasciate dal Covid.

Mentre le strade si ripopolano, molte attività lavorative riprendono e la pandemia da coronavirus sembra attenuare la forza travolgente con cui ha devastato il nostro Paese – mentre altri Paesi in altri continenti sono ancora flagellati – restano grandi segni di inquietudine e di incertezza, di preoccupazione per il futuro. Ci siamo sentiti tutti più vulnerabili, più esposti alla forza del male e oggi si contano i danni, si valuta l’impatto della pandemia sulla vita economica del nostro Paese e dei Paesi occidentali. Non mancano le domande: domande globali, domande locali, domande personali. Il gran desiderio che tutto torni come prima si scontra con l’evidenza, le difficoltà, i problemi dalla difficile soluzione. La sensazione che nessuno abbia la chiave della soluzione non viene coperta dall’ostentazione di sicurezza e di spavalderia. Ma forse è proprio in questo tempo che vorrei definire “pensoso”, perché bisognoso di riflessione, di comprensione, di meditazione, sta la chiave del futuro. Lo abbiamo ascoltato dalla voce autorevole di Papa Francesco all’Angelus della festa di Pentecoste: “Voi sapete che da una crisi come questa non si esce uguali, come prima: si esce o migliori o peggiori. Che abbiamo il coraggio di cambiare, di essere migliori, di essere migliori di prima e poter costruire positivamente la post-crisi della pandemia.”

Tutti sentiamo un grande bisogno di essere migliori, di rendere questo mondo un posto migliore, ma da dove cominciare? Che fare? vorrei dire che dobbiamo cominciare dagli ultimi, da coloro che più hanno sofferto per la pandemia. Penso a chi ha perso i propri cari in maniera così sconvolgente e drammatica: mai la parola “scomparsa” è stata più radicale e concreta. Spariti in un istante, senza potersi ben rendere conto di cosa stesse accadendo. Penso agli anziani confinati in istituti senza più alcun conforto di affetti, vittime senza scampo del virus e dell’isolamento. Penso ai tanti bambini senza più scuola, vittime di una solitudine che non sanno nemmeno nominare e ai tanti ragazzi dalla vita svuotata che faticano a trovare un senso e un motivo. Penso a chi un vero lavoro non ce l’aveva e ha avuto fame forse per la prima volta in vita sua. Penso a chi non può tornare al lavoro perché di lavoro non ce n’è e sente l’angoscia del futuro per sé e per la propria famiglia. Penso ai tanti malati che hanno dovuto sospendere le cure e temono la fragilità del proprio corpo o della propria mente. Penso ai disabili confinati tra le pareti di casa, senza spazio, affamati di vita e di allegria. Penso a chi ha bisogno di aiuto e ha trovato porte chiuse, servizi sospesi, silenzio e mancanza. Ecco: da questo mondo di donne, uomini, bambini, anziani, si può ricominciare. L’esperienza di Sant’Egidio ovunque in queste terribili settimane è stata quella di allargare lo sguardo, di allargare le braccia per soccorrere, per consolare, per non abbandonare e di trovare tanta gente di ogni età e di ogni provenienza sociale culturale e religiosa che ha chiesto di poter dare una mano, di poter essere utile a chi soffriva di più. Prendersi cura degli altri libera dalla paura per sé.

Il dopo Covid apre davanti a noi due strade: o la chiusura in noi stessi, sulle nostre fragilità, su ciò che ci manca o che ci è stato tolto oppure guardare che tanti hanno sofferto e soffrono più di noi e farsi vicini, aiutare, stare insieme. La solidarietà ci ha fatto sentire vicini nel tempo del dolore e della sofferenza e la solidarietà riunisce noi che siamo stati tanto divisi e isolati, confinati e lontani. Vorrei dire che lo spirito di questo tempo post covid è quello del passaggio dall’io al noi: la solidarietà necessaria per costruire un’umanità diversa, più fraterna, più capace di condividere e di incoraggiare, di sostenere e di camminare insieme per costruire il futuro. La forza travolgente del male ci ha dato una grande lezione di umiltà, una lezione che ci rivela quello che siamo, fragili, deboli, ma proprio per questo capaci di una grande forza: quella di essere uniti, di essere insieme. 

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