Turismo sul lago: diamo voce agli operatori

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L'infilata dei portici sul lungolago di Cannobio
L'infilata dei portici sul lungolago di Cannobio

Incertezza e speranza. Sono queste le parole che ricorrono nell’ascoltare in questi giorni gli operatori del turismo sui laghi. Da un lato, la stagione in buona parte è compromessa.

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Dall’altro lato, si guarda al tempo che resta e s’incrociano le dita. La “fase due” dell’emergenza apre qualche spiraglio, ma sono diversi i fattori che concorrono ancora a tenere con il fiato sospeso. Intanto, i registri delle prenotazioni di alberghi, e non solo, sono pieni di nomi e date cancellati fino a giugno e talvolta anche oltre. Si attende l’estate come un miraggio.

A testimoniarlo sono gli stessi operatori. «La programmazione della stagione, redatta un anno fa, è completamente saltata», raccontano Emanuela e Lorenzo Piazza. Sorella e fratello gestiscono l’albergo “Pesce d’Oro” sul lungolago di Suna e proprio in questi giorni hanno preso in considerazione «l’ipotesi di non riaprire il ristorante. Diverso è il discorso per l’albergo. Come tutti guardiamo a cosa succederà nei prossimi mesi. Per luglio e agosto le prenotazioni sono congelate, si spera che qualcosa cambi. Strutture come la nostra, con oltre cinquanta camere, lavorano molto con i gruppi; questa situazione ci ha messo in crisi».

Chi al momento non sa nemmeno se riaprirà è l’albergo “Il Chiostro” di Intra. «Fino a giugno hanno disdetto tutti – spiega Luciano Montanari -. Tenendo conto che luglio e agosto sono periodi più deboli della stagione per chi come noi lavora maggiormente con i gruppi, la situazione è difficile. L’intera stagione è compromessa e il 2021 è un’incognita». A questo si aggiunge il problema del personale. «Non potendo assumere – sottolinea Montanari – è chiaro che un intero settore, soprattutto quello degli stagionali, è in crisi. Come albergo ci stiamo organizzando per poter riaprire, ma non sappiano ancora quando».

L’attesa accomuna tutti quanti. È così anche a Cannobio, all’ombra del santuario. «Noi potremmo anche aprire – si domanda Marica Bergamaschi dell’hotel “Il Portico” – ma poi i turisti arriveranno? Per noi il turismo straniero rappresenta la fetta più grande degli ospiti in albergo, ma se le frontiere restano chiuse al turismo, la stagione è compromessa. Se a questo si somma la possibile richiesta di un periodo di quarantena, chi deciderebbe di venire in vacanza? Noi intanto ci stiamo attrezzando per quanto riguarda la sanificazione della struttura e l’adozione degli accorgimenti per rispettare le regole dell’emergenza».

Pronto a ripartire è anche Alberto Ferraris, che con la famiglia gestisce gli alberghi “Primavera” e “Meeting” a Stresa ed “Elvezia” sull’Isola Bella. «Non solo siamo pronti, ma è necessario ripartire – afferma. – Se non avverrà a giugno, allora la situazione sarà critica. Quello che chiediamo è che ci dicano esattamente cosa dobbiamo fare per affrontare in sicurezza la riapertura. In quest’ottica abbiamo bisogno di sapere ad esempio quale formazione serve al nostro personale».

Le domande sul come comportarsi accomunano anche i titolari delle strutture extra alberghiere. Rita Ferrari del camping “Del Fiume” a Cannobio si interroga «su come gestire gli spazi comuni: docce e bagni. Dovremo capire come attrezzarci. Ma prima di tutto, è necessario che i turisti, quelli stranieri sono la maggioranza, possano raggiungerci. Ci dividono pochi chilometri dalla dogana, ma adesso sembrano un’infinità».

I dubbi accomunano anche Elenia Ciana, che gestisce il bed and breakfast “I Corni di Nibbio” a Mergozzo. «Il 95% della mia clientela è straniera. Per ora chi ha prenotato nei mesi estivi non ha ancora disdetto, ma tutto è legato alla frontiera italiana, se sarà o meno accessibile ai turisti. Sulla gestione del servizio con le regole a oggi comunicateci, come misurazione della temperatura e colazione in camera, mi chiedo talvolta se non rischiamo di trasformarci in una casa di cura».

Infine, c’è anche chi in questo momento deve fare da intermediario con i turisti. Luca Gemelli dell’agenzia viaggi “Tomassucci” di Stresa racconta che «oggi come oggi ci troviamo a dove rassicurare i nostri clienti, soprattutto stranieri, che hanno già prenotato per i prossimi mesi sul nostro lago. È un’operazione di trasparenza necessaria per salvare il salvabile».

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