Fase 2: la ristorazione colpita al cuore prova a scommettere sui social

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Provare a rialzare la testa nonostante le tante difficoltà e le incertezze. E’ quello che sta facendo il mondo della ristorazione nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Per ora solo take away e consegne a domicilio per provare «almeno a far fronte alle spese più urgenti». «Questa poca chiarezza non aiuta – ci ha detto Massimo Tamburini del Vista Ristorante di Stresa – Non abbiamo ancora una vera linea guida. Intanto ci stiamo attrezzando per la futura apertura. Plexiglass? Si ma non per separare chi è allo stesso tavolo: per protesta non aprirei neanche». Massimo ha scelto di non fare il take away: «Vogliamo evitare che si formino le code». Massimo Laterza dell’omonimo ristorante di Borgosesia da martedì effettua il take away: «Ci siamo organizzati con un percorso obbligato. Bisogna prenotare ed entrare uno alla volta. Al contrario abbiamo deciso di non effettuare consegne a domicilio. I danni sono ingenti anche in considerazione che ho rilevato la pizzeria a sei mesi dall’inizio della pandemia».

La ristorazione è sempre più social. Al Ristorante Pizzeria A’Marechiaro di Novara, ad esempio si può «prenotare sia telefonicamente ma anche via mail o whatsApp. E’ importante raggiungere più clientela possibile». La preoccupazione per il futuro non manca: «Terminata la cassa integrazione ci sarà il concreto rischio di dover lasciare a casa dei dipendenti – commentato Ilaria ed Eleonora Giordano -. Speriamo di poter ampliare lo spazio dei dehor, potrebbe aiutare».

«L’attività di questo periodo non ha certo coperto i costi – afferma Andrea Follari del Ristorante Pizzeria Torchio di Cannobio -. Purtroppo abbiamo 20 persone in cassa integrazione». «In questa fase proponiamo una parte del menù, principalmente pizze e hamburger».

«I servizi che si possono offrire ora sono un palliativo per pagare le bollette – commenta Alessandro Vullo del ristorante L’Oca Sul Palo di Borgomanero -. Sarebbe bastato “congelare” tutti i costi. Non è vero che volevamo riaprire per forza ma farlo lavorando realmente». Intanto i social diventano fondamentali: «Utilizziamo molto Facebook e Instagram e anche l’app myPushop».

Alberto Calzolari del Triathlon di Novara spiega come l’inizio del periodo take away sia «a ritmo lento. Aspettiamo le prenotazioni e consegnamo le pietanze fuori dal locale». I piatti offerti non sono proprio quelli della normale routine: «Al momento prepariamo pizza, due primi, due secondi e antipasti». «Ora speriamo arrivino indicazioni specifiche per riaprire, l’investimento non è da poco. Intanto abbiamo sanificato il locale e comprato i dispositivi».

Carlo Minacci e Giordano Pavesi de La Fugascina di Mergozzo inizieranno il servizio delivery e di asporto nel week end: «I problemi non mancano ma i pagamenti arrivano puntuali. Noi siamo pronti alla vera riapertura avendo già adottato tutte le misure. Per ora proponiamo piatti più semplici ma che rispecchiano il ristorante».

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