Filcams Cgil: “servono provvedimenti urgenti per l’emergenza salario”

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«Migliaia le lavoratrici e i lavoratori ancora senza soldi!». Questo il grido di allarme lanciato dalla Filcams Cgil del Piemonte. Nel contesto dell’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia, il sindacato è al fianco di tutti i lavoratori che hanno garantito servizi essenziali e attività di pubblica utilità, quotidianamente esposti a rischi e per cui continueremo a chiedere massima tutela sanitaria e garanzie di sicurezza». Ma il pensiero della Filcams Cgil va anche a tutti coloro che sono a casa e da settimane attendono la copertura economica degli ammortizzatori sociali: «un’attesa che sta mettendo in ginocchio migliaia di persone e le loro famiglie. Solo grazie agli accordi sindacali che in queste settimane siamo riusciti a siglare, abbiamo potuto garantire forme di anticipazione salariale che hanno realizzato per le persone una continuità di reddito indispensabile. Ma per tantissime altre questa condizione non è stata consentita. In molti casi le aziende non hanno potuto assicurare anticipi ai loro lavoratori, ma molte altre non hanno voluto».

La Filcams Cgil denuncia «che oggi in molti settori con le attività ferme, i lavoratori non percepiscono salario da molto tempo. I pagamenti degli ammortizzatori sociali da parte dell’Inps tardano ad arrivare. In Piemonte, anche per effetto dei ritardi e dell’inadeguatezza delle azioni messe in campo dalla giunta regionale, ancora non registriamo concrete pratiche sugli anticipi bancari. Regione Piemonte, banche, Inps, aziende assumano la responsabilità di dare risposte immediate a ciò che si sta trasformando in una vera e propria emergenza sociale».

Il sindacato sottolinea anche che ora che la copertura degli ammortizzatori sociali stabilita dal Governo per affrontare la prima fase dell’emergenza sanitaria è terminata o sta per terminare, «sono necessari urgenti provvedimenti che garantiscano il reddito di migliaia di lavoratrici e lavoratori per i prossimi mesi. Così come necessario intervenire subito per sostenere categorie di lavoratrici e lavoratori rimaste ingiustamente e drammaticamente escluse da strumenti di protezione sociale, prime fra tutte collaboratrici domestiche, colf e badanti».

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