Don Beppe Ottina e don Massimo Volpati: «L’attenzione per gli altri: i collaboratori e i bisognosi»

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Abbiamo sentito la voce di alcuni sacerdoti della nostra Diocesi in questo particolare momento: i legami della comunità che non si sciolgono.

Di seguito l’intervista a don Massimo Volpati, parroco di San Maurizio d’Opaglio, Artò e Boleto e don Giuseppe Ottina, parroco di Pella, Alzo e Pogno.

Con la collaborazione e l’aiuto reciproco, soprattutto nei momenti difficili, è più semplice guardare al futuro con fiducia e speranza. Un insegnamento che ora, dopo le settimane di quarantena per il Coronavirus, è chiaro ai due sacerdoti delle parrocchie dei Castelli Cusiani. Don Massimo Volpati, parroco di San Maurizio d’Opaglio, Artò e Boleto e don Giuseppe Ottina, parroco di Pella, Alzo e Pogno, sono d’accordo nel ricordare «l’importanza del lavoro insieme e dell’attenzione ai bisogni dell’altro in questo tempo tra noi sacerdoti, ma anche tra i collaboratori e con le persone in difficoltà». La prima scelta condivisa nel tempo del Coronavirus è stata quella dei sacerdoti di affidare le comunità del territorio alla Madonna, al Santuario della Madonna del Sasso. «Abbiamo scelto il santuario come luogo delle nostre celebrazioni festive. Avremmo potuto spostarci ogni volta, ma abbiamo preferito celebrare in un luogo che fosse un riferimento per tutte le nostre comunità», spiega don Giuseppe. Un’esperienza di condivisione è stata anche quella con i catechisti e tutti gli operatori pastorali che con le diverse competenze «e grande generosità lavorano insieme per raggiungere tutti, con strumenti diversi e ciascuno in base alle proprie competenze, anche tecnologiche – dicono i sacerdoti -. Dai video di saluto dei ragazzi alle riunioni online, dalla condivisione di materiale per la formazione degli universitari e delle famiglie e per la riflessione personale alle proposte musicali: sono tanti i modi in cui è stato possibile farsi presenti e vicini alla comunità». Modi diversi per farsi prossimi a chi ha davvero bisogno di sostegno economico e umano sono stati trovati dagli operatori della carità del territorio delle parrocchie dei Castelli Cusiani. Anche se il tradizionale centro d’ascolto, dove incontrare fisicamente le persone in difficoltà, era chiuso, «i volontari, instancabili, hanno mantenuto i contatti, senza far mai mancare una telefonata, un aiuto morale e materiale, un momento di ascolto “a distanza” – sottolinea don Massimo -. I volontari e noi sacerdoti con loro, oltre ad offrire un piccolo supporto a queste persone che stanno affrontando situazioni di disagio, abbiamo ricevuto anche molto: con la loro testimonianza hanno aiutato tutti noi a fare un po’ di ordine interiore, a riconoscere i problemi e i bisogni reali, e a imparare a guardare da una prospettiva diversa dalla propria, con fiducia e speranza al futuro».

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