Don Luigi Marchetti: «Dal dolore la voglia di ripartire»

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Abbiamo sentito la voce di alcuni sacerdoti della nostra Diocesi in questo particolare momento: i legami della comunità che non si sciolgono.

Di seguito l’intervista a don Luigi Marchetti parroco di Romentino.

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Un periodo di preoccupazione e di angoscia, ma anche di attenzione alla propria comunità, per ripensare a nuove modalità per poterle stare accanto, pur nell’isolamento. Un’occasione, inoltre, «per rivalutare certi valori, per riscoprire il nostro senso di essere sacerdoti, il senso della nostra donazione».

È come sta vivendo queste settimane di isolamento don Luigi Marchetti, parroco di Romentino. Giornate difficili per tutti. «E’ un tempo che ho vissuto – spiega – con molta angoscia, soprattutto quando, nei primi tempi, questa pandemia si estendeva, andando a colpire gente di Romentino: alcuni volontari molto presenti alla vita comunitaria. Abbiamo avuto diversi decessi in pochi giorni. Siamo stati accanto alle famiglie. Ho provato dolore e grande sofferenza. Per quello che ho potuto, ho attivato la comunità: tutti ci siamo trovati interpellati sul senso di questa tragedia, che ci ha provati e ci sta ancora fortemente provando». Poi c’è stata la reazione, il capire come «far giunge- re ancora la presenza della vita parrocchiale ai parrocchiani». C’era la messa «che io ho celebrato tutti i giorni, per mio conto, portando al Signore la preghiera della comunità, delle famiglie, delle nuove esigenze, del lavoro che viene perduto». Proprio a seguito delle difficoltà portate dalle chiusure per il Covid, il Centro d’ascolto si è attivato per proseguire la distribuzione alle famiglie disagiate, «intensificando – spiega don Marchetti – gli acquisti». Il momento più bello vissuto con la comunità, «la messa di Pasqua su Face- book. A darci la possibilità, il sindaco, con cui c’è grande collaborazione. La celebrazione è stata trasmessa sul canale social del Comune. Mi hanno detto di molte persone che hanno seguito, mi fa piacere. Si percepisce un riavvicinamento alla fede: sono situazioni che interpellano la coscienza, il proprio modo di pensare. Al termine della messa, ho preso il Santissimo e sull’uscio della chiesa ho dato la benedizione alla parrocchia».

Don Marchetti usa ora molto il telefono: «Cerco di chiamare chi conosco, ma anche chi conosco meno. Una parola, un pensiero, è importante in questi giorni». E nel tempo rimanente? «Leggo molto, giornali, testi di spiritualità, classici della letteratura, che mi capita di rileggere. Una quotidianità nuova, che sta dando modo, a noi sacerdoti, di ripensare alla nostra vita spirituale e a rivalutare i valori del silenzio, della solitudine, che aiuta nel percepire la dimensione della preghiera, della bellezza, della grandezza, di quello che dell’uomo è nobile e grande».

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