L’emergenza non ferma il riso, aumenteranno le coltivazioni

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Torna il “mare a quadretti” e sarà più grande. Il coronavirus non fermerà la risaia, il serbatoio agricolo più importante del Novarese, e non solo. Il Piemonte, con oltre il 51 per cento della superficie italiana, è ai nastri di partenza. Questione di qualche settimana e l’acqua allagherà, come sempre, i campi attorno a Novara. I tempi dovrebbero essere rispettati malgrado l’emergenza. Pronti ad aprire i canali, le chiuse, le derivazioni, i tecnici dell’Associazione Est Sesia, il principale consorzio irriguo italiano, che distribuisce la “linfa vitale” anche in Lomellina. Garantita la riserva idrica, almeno all’inizio di stagione, considerando che una parte di risaia ormai si affida alle semine in asciutta. I problemi potrebbero presentarsi – come lo scorso anno – a giugno, quando sarà necessario concentrare le bagnature in concomitanza con quelle di altre colture, come il mais. Il ritorno della risaia rappresenta anche il segno di vitalità e voglia di normalità. Un simbolo di ripresa. Paolo Carrà, presidente dell’Ente Nazionale Risi, è fiducioso: “Durante l’inverno gli agricoltori hanno preparato i terreni, ora temiamo soltanto il ritardo nell’approvvigionamento dei fertilizzanti e dei diserbanti. L’andamento del trasporto merci – causa l’emergenza – procede al rallentatore, ma confidiamo che la tempistica delle semine possa essere rispettata”. Rassicura anche Carlo Minoia, coordinatore del gruppo riso di Assosementi e direttore generale della “Sardo piemontese sementi” (Sa. Pi. Se) che produce anche i risi a pericarpo inero, come il Venere e l’Artemide, coltivati nel Novarese: «Posso garantire che stiamo lavorando sodo, anche in tempi di emergenza. Tutte le aziende che selezionano riso da seme sono sempre state operative. Sul fronte delle consegne stiamo facendo il possibile, con il supporto delle ditte di autotrasporto che gestiscono personale in prima linea tutti i giorni. Abbiamo ancora qualche settimana di tempo per le semine. Ce la faremo». Intanto, si guarda al mercato e alle prospettive. L’applicazione della clausola di salvaguardia, entrata in vigore nel 2019, ha fatto segnare un forte ribasso alle importazioni di risi dal Sudest asiatico (in particolare dalla Cambogia). Questo risultato, benché a tempo, ha spinto i risicoltori ad aumentare le superfici dopo una fase di contrazione. Dal sondaggio sulle indicazioni di semina elaborato da Ente Nazionale Risi, emerge infatti che, nel 2020, la superficie complessiva dovrebbe salire a 225.600 ettari (+ 5.573 ha e + 2,53% rispetto allo scorso anno). Nel dettaglio le varietà appartenenti al gruppo merceologico medio e lungo A (+ 2,28%); le varietà lungo B tipo di Gianfranco Quaglia* «Stiamo arrivando abbastanza al limite. E anche per questo invitiamo tutti a consumare prodotti locali, in particolare quelli valsesiani. Ed in particolare latte valsesiano». Parola di Alberto Ciocca (nella foto a lato), produttore conferente alla cooperativa di Piode (che vale da sola l’80 per cento dei prodotti del territorio). «Il nostro latte è buono e genuino – racconta – ma dobbiamo aiutarci tutti a consumarlo sul nostro territorio, altrimenti rischierà a lungo andare di rimanere nei magazzini». E Ciocca rilancia l’invito della comunità montana Valsesia al riguardo: consumare e acquistare prodotti locali. «Per far fronte a questa drammatica situazione – spiega l’assessore all’agricoltura dell’unione montana, Marco Defilippi – i produttori hanno messo in rete le loro risorse e hanno anche avviato servizi a domicilio per andare incontro alle esigenze della gente: anche stando a casa, sarà possibile ricevere prodotti ottimi e sostenere l’economia della Valsesia». Aggiunge Defilippi: «Mi auguro che tutti prendano consapevolezza dell’importanza di questo settore per la sopravvivenza del territorio nella sua totalità in questo momento difficile consumiamo i nostri prodotti e diamoci, tutti insieme, una speranza per il futuro!». Elenco completo delle aziende e dei negozi disponibile su www.unionemontanavalsesia.it ALBERTO CIOCCA Gli allevatori per sopravvivere: «Comprate a chilometro zero» venerdì 3 aprile 2020 11 CORONAVIRUS I l fronte del coronavirus mette a nudo storture e “beffe” per chi sta in trincea e combatte ogni giorno. E’ il caso del comparto lattiero-caseario. Da un lato la Regione Piemonte è intervenuta per aiutare gli allevatori che ora possono conferire il prodotto in eccesso allo stabilimento di Inalpi di Moretta (Cuneo), e ha autorizzato l’invio del siero da latte agli impianti per la produzione di biogas. Ma c’è da registrare una denuncia di Coldiretti: ogni giorno 5,7 milioni di litri di latte straniero attraversano le frontiere e invadono l’Italia con cisterne o cagliate congelate low cost di dubbia qualità, mentre alcune aziende di trasformazione cercano di tagliare i compensi agli allevatori italiani. Sara Baudo presidente di Coldiretti Novara e Vco parla «di situazione assurda. Mentre nell’ultima settimana di rilevazione sui consumi si registra un aumento del 47% degli acquisti, viene minacciata una riduzione dei prezzi. Sollecitiamo la Regione per avere i dati relativi alle importazioni di latte e denunciare i tentativi di speculazione». Per vigilare e invitare tutti, anche i consumatori, a segnalare eventuali abusi, Coldiretti ha attivato una casella di posta: sos.speculatoricoronavirus@coldiretti.it. COLDIRETTI DENUNCIA La speculazione sul latte: trascurano la produzione locale per importare a prezzi stracciati Indica (-20 %). In altre parole: un incremento del riso tipo japonica, da mercato interno, finalizzato ai risotti, ma non solo. Due i principali fattori che determinano questa crescita: l’utilizzo da parte dell’industria trasformatrice per produrre derivati di riso destinati alla linea salutistica (gallette, cracker); una maggiore richiesta del mercato per soddisfare i consumi di comunità multietniche presenti sul nostro territorio. Tuttavia, in un contesto economico in sviluppo, qualche tipologia di prodotto segna il passo. C’è una netta diminuzione dei risi con chicco lungo e cristallino (gli Indica) destinati a contorni e insalate, da esportazione.

Gianfraco Quaglia

direttore di Agromagazine www.agromagazine.it

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