Coronavirus, la voce ai ristoranti: il Pinocchio di Borgomanero

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Abbiamo sentito la voce di alcuni ristoratori del nostro territorio per capire come vivono la loro attività ai tempi del Coronavirus. I ristoranti sono chiusi ma loro lavorano per stare vicino alla clientela con le consegne a domicilio.

Qui di seguito il Pinocchio di Borgomanero.

Il ristorante Pinocchio (denominazione indovinatissima, nata nei primi anni ’60 dalla fantasia di Giovanni Bertinotti), situato in Matteotti 147 (strada che dal centro porta verso Cureggio e Romagnano Sesia) è uno dei cinque ristoranti di Borgomanero che svolge il servizio di consegna pasti a domicilio. L’elenco di coloro che sono impegnanti in analoghe attività, in questo periodo particolare, comprende nove attività di ortofrutta, sei macellerie, sette fra pasticcerie e gelaterie, due di gastronomia, quattro di alimentari vari, undici pizzerie, una di pescheria, cinque panetterie e prodotti da forno, dodici di bevande e nove di servizi e di generi vari. L’elenco è in continuo aggiornamento. «Avevamo già avviato un servizio di take – away – racconta Paola Bertinotti, figlia di Pierangelo, figlio del già citato Giovanni, chef e titolare insieme con tutta la famiglia – già prima delle disposizioni di legge che impongono la chiusura dei ristoranti. Un giorno, dovevo andare in Lombardia e al ponte sul Ticino, fra Castelletto e Sesto Calende, mi sono trovata la strada sbarrata dai militari e ne sono rimasta impressionata. Ho capito che la situazione doveva essere grave. Così abbiamo deciso di chiudere il ristorante, avviando il servizio a domicilio. Poi qualche giorno dopo, il servizio è stato propiziato dal comune in modo generale». Avete un menù fisso? «Abbiamo delle proposte di menù che io stessa mi impegno ad aggiornare e divulgare attraverso Facebook (pagina Ristorante Pinocchio)». Cosa fare per avere i pasti a domicilio? «Telefonare al numero 0322.82273 prima di mezzogiorno. Il servizio è molto gradito, direi “carino”. Abbiamo prenotazioni per il giorno di Pasqua e alcuni dei nostri clienti osservano, non senza rammarico, che è la prima volta, dopo tanti anni, che non sono a pranzo da noi nel giorno di Pasqua. Così rimediamo in questo modo». Continua: «Per la consegna di cibi disponiamo di mezzi adeguati che, del resto, già venivano abitualmente utilizzati in occasione dei servizi di catering». Continuerete per tutto il periodo di restrizioni per sanità pubblica? «Certamente sì! Anche se questo non è il nostro vero lavoro e speriamo, come tutti, che questo tempo finisca presto».

Qui l’intervista allo chef Gianpiero Cravero del ristorante Convivium di Novara.

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Qui l’intervista al ristorante Grotto la Dispensa di Mergozzo

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