Coronavirus, la voce ai ristoranti: “Grotto la Dispensa” di Mergozzo

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I l loro motto, da sempre, è “sostanza e basta”. Lo è stato prima che scoppiasse l’emergenza Coronavirus e lo è anche adesso, seppur nella difficoltà che tutti stanno attraversando. Per Carlo Sacco e Roberta Mirarchi del ristorante “Grotto la Dispensa” di Mergozzo la sostanza è davvero quello che conta e questo vale a maggior ragione adesso. Da lunedì 9 marzo è stato avviato “Take Away”, un servizio di consegna a domicilio di piatti, così da poter soddisfare i propri clienti costretti a rimanere a casa. «Abbiamo studiato una carta del menù che offra un ampio ventaglio di scelte – racconta Carlo Sacco. – I piatti che proponiamo, prima di tutto, sono a base di prodotti che permettono di mantenere una cottura prolungata, così da non consegnare cibo scotto. Questo, infatti, è il maggior problema dei cibi d’asporto». La ricerca dei prodotti e degli ingredienti migliori per offrire un buon servizio a tavola emerge scorrendo velocemente l’elenco dei piatti. Dagli antipasti ai primi e ai secondi la scelta ricade su pietanze elaborate: spaghettoni con sarde e ricotta salata, ravioli del Plin con ragù e burro, costine di suino nero dei Nebrodi, guancia di vitello e purè di patate, sono solo alcuni assaggi del menù. A cui si aggiungono anche proposte per aperitivi e l’accompagnamento di una bottiglia di buon vino italiano. «Con la nostra proposta, disponibile sia a pranzo sia a cena, serviamo tutto il Verbano Cusio Ossola – spiega Carlo Sacco. – Ad oggi abbiamo ricevuto già diverse richieste, per lo più di persone giovani, non oltre i cinquant’anni d’età. Il menù che abbiamo servito più lontano è stato a Domodossola». Dovendo fare di necessità virtù, Carlo e Roberta stanno anche guardando all’immediato futuro. «Da qualche giorno – confida Carlo – stiamo pensando a qualcosa di speciale per il pranzo della domenica di Pasqua da proporre nella nostra carta. Non vi è ancora nulla di definito, vi stiamo lavorando». La scelta di continuare a lavorare con il servizio di consegna a domicilio serve a tamponare un po’ la crisi che si è ingenerata con l’emergenza sanitaria. A conti fatti, però, è solo un palliativo. «In questo momento siamo solo all’8% del nostro normale fatturato – non nasconde Carlo Sacco. – Certo, in una situazione di emergenza è l’unica possibilità che avevamo. Come ristorante già eravamo attrezzati, in quanto abitualmente davamo la possibilità ai clienti di venire da noi a Mergozzo e ritirare i piatti da asporto. Ora siamo noi ad andare da loro. Ma è evidente che questo non è sufficiente per restare in piedi. La stagione per la prima parte è di fatto compromessa e il rischio è che possa esserlo tutta quanta, se si tiene conto che il turismo nella nostra zona è prevalentemente quello straniero».

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