A Mergozzo Marta Grossi offre un servizio di ascolto per la sua comunità

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Marta Grossi, psicologa, Mergozzo
La psicologa Marta Grossi di Mergozzo nel suo studio a Verbania

Sono davvero tante le forme di generosità e solidarietà che in queste settimane scandiscono la vita della comunità di Mergozzo. Accanto all’impegno dei volontari della Croce rossa e alla creatività di giovani come Martina Vercelli nel confezionare mascherine protettive vi è anche chi, come Marta Grossi, ha deciso di mettere a disposizione gratuitamente la propria professionalità.
Mergozzese doc, classe 1990, Marta Grossi nel 2015 si è laureata all’Università La Sapienza di Roma per poi conseguire, con l’esame di stato, il titolo di psicologa. Ora sta frequentando la scuola di specializzazione Amisi di Milano per diventare psicoterapeuta ed esercita la professione di psicologa a Verbania presso il suo studio in via Rosmini 31.

In questo particolare momento di emergenza ha deciso di mettersi in gioco e dare il proprio aiuto alla sua comunità.
«In accordo con il sindaco Paolo Tognetti – racconta Marta – ho deciso di offrire un servizio gratuito di ascolto telefonico, che possa essere da supporto a tutti i cittadini che sentono la necessità di confrontarsi e di avere sostegno in questo momento di particolare difficoltà».
Per usufruire del servizio – nel frattempo esteso anche alla comunità di Anzola d’Ossola – è sufficiente inviare un messaggio al numero 351.8168444, per poi essere richiamati nel breve tempo possibile.

«Il mio vuole essere semplicemente uno sportello di ascolto nell’assoluto anonimato delle persone che chiamano – precisa Marta. – In questi giorni ho avuto già modo di ricevere richieste di aiuto. Si tratta spesso di persone adulte che, data l’emergenza e l’obbligo di stare a casa, si sono trovate improvvisamente a vivere da sole e isolate nella propria casa. La rete sociale per ciascuno di noi è importante; quando viene meno, anche solo una telefonata per parlare e confidarsi può essere utile».

Dalle telefonate che Marta riceve emergono soprattutto ansia e paura. «Sono sensazioni che nelle persone nascono guardando la televisione – spiega. – Se uno non ha la capacità di rielaborare alcune notizie ascoltate in tv o lette sui giornali, l’ansia è subito dietro l’angolo. Stiamo vivendo un momento davvero delicato, se penso anche alle famiglie con bambini. Da un lato i genitori stanno vivendo più tempo con i propri figli, in una sorta di vacanza in famiglia. L’incongruenza arriva poi dalla realtà fuori casa, raccontata dalle drammatiche immagini della televisione».

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