Adolescenti e isolamento: come cambia il quotidiano al Santa Lucia

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I ragazzi del Santa Lucia in occasione di un compleanno in questo periodo di chiusura

Ventidue ragazzi, tra i 13 e i 18 anni, in un’età dove uscire con gli amici è qualcosa di vitale, chiusi nella loro casa dal 24 febbraio: da quando c’è stata la prima chiusura delle scuole per il Coronavirus. Ragazzi che stanno ben rispondendo alla ‘chiusura’ forzata.

È la “magia” della Comunità per minori Santa Lucia, realtà che, dal 1599, è accanto all’infanzia e all’adolescenza in difficoltà. Una casa che, in questo momento, accoglie ragazzi stranieri non accompagnati. È il frutto di un grande lavoro e di una grande vicinanza ai ragazzi da parte del personale, educatori e direzione. Una casa che, come tutti, ha dovuto adattarsi al periodo legato al Covid-19. Del resto il Santa Lucia ha saputo, nella sua storia, sopravvivere a tante altre criticità. «Unica istituzione che si occupava di educazione – ricorda la presidente Emanuela Rossi – rimasta in piedi in periodo napoleonico». «I ragazzi – spiega la direttrice della Comunità, Cristina Signorelli – hanno capito quanto sta accadendo. La nostra fortuna è che abbiamo spazi enormi, tanto esterni quanto interni: questo è fondamentale». La mattina è dedicata alla scuola e questa è forse la vera criticità. «Non abbiamo tablet o una postazione dove i ragazzi possano collegarsi e seguire le lezioni in videoconferenza – spiega Signorelli – ma cerchiamo comunque di aiutarli e gli educatori si sono trasformati in docenti». Il resto della giornata si divide tra partite a pallone, momenti di studio a gruppi e in cucina, «dove i ragazzi si dilettano nella preparazione di dolci. Vivono la loro quotidianità. Bravi loro e bravi gli educatori che, 24 h su 24, 7 giorni su 7, sono sul campo».

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