Covid-19, cassa integrazione artigiana per 820 nel Novarese e 330 nel Vco

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Giorgio Felici
Giorgio Felici

Impennata delle richieste di accesso al Fondo di solidarietà bilaterale artigiano. In conseguenza dell’ emergenza Coronavirus e del lockdown delle imprese artigiane, le richieste pervenute all’Ebap (Ente bilaterale artigianato piemontese) per l’utilizzo del Fondo di sostegno bilaterale artigianato (la cassa integrazione degli artigiani), sono state 8.350 in rappresentanza di una forza lavoro di oltre 33mila dipendenti. Nel Novarese, le richieste presentate sono state 820, mentre nel Verbano Cusio Ossola hanno raggiunto quota 330; nelle altre provincie, sono state 3.800 a Torino, 1.400 a Cuneo, 881 ad Alessandria, 433 ad Asti, 416 a Biella e 270 a Vercelli.

«Il Fondo serve per coprire le necessità immediate e permettere gli artigiani di non dover licenziare il personale o chiudere la propria attività – spiega Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. Questa è una prima boccata di ossigeno, ma le risorse che occorrono sono sicuramente più importanti. Il sistema dell’artigianato è fatto di micro e piccole imprese che potrebbero facilmente essere spazzate via alla fine della pandemia. Quello che bisogna attivare è un vero e proprio impulso imprenditoriale e sostenere le imprese già duramente provate da un decennio di crisi». Felici sottolinea che «le nostre imprese sono in grave difficoltà, e se la situazione si protrae si rischiano fallimenti a catena con gravi conseguenze per i dipendenti e le loro famiglie. È certo che i piccoli sono quelli più duramente colpiti. Dalle istituzioni e dalla politica ci aspettiamo che sappiano mettere in campo misure eccezionali e straordinarie».

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