A Varallo Sesia una serata pro Cucco con coro alpino e poesie

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Il Comitato pro Chiesa Cucco, presieduto da Ferruccio Guaschino che è anche Capogruppo degli Alpini di Varallo, sabato 30 novembre ha organizzato al Teatro Civico, con il patrocinio del Comune di Varallo, lo spettacolo: Alpin e Pueti dla Vall” con la partecipazione del Coro “Alpin dal Rosa”, della Sezione Valsesiana A.N.A. e di ben diciassette poeti valsesiani.

Alla serata che ha avuto uno spiccato carattere di “valsesianità”  hanno aderito ben diciassette poeti dialettali di tutto il territorio, da Romagnano all’Alta Valle, ciascuno dei quali ha letto la sua poesia.

Intercalati dai canti del Coro Alpin dal Rosa, i poeti, suddivisi in quattro gruppi, hanno declamato le loro poesie: Maria Rita Nobile, poetessa di  Romagnano: Cüi chin gnüi dopu, contro la tentazione di un presente immemore, Primo Vittone di Locarno: Brüma, Maria Rosa Gilardi, di Failungo di Pila, La vigilia dl’amia Marta, Piero Debiaggi, di Doccio, Seugn e realtà, Marilena Rotti di Crevola: L’emigrant, Davide Cerutti di Serravalle ha recitato una poesia con lo stesso titolo della precedente, nella quale veniva ripreso in modo originale il tema dell’emigrazione, Pierangelo Pitto, di Locarno: ‘l veggiu, poesia di quarant’anni fa, che ha mantenuto intatto il suo fascino, Gianna Calderini, di Borgosesia, con la poesia: La scussal, ha ricordato un elemento caratteristico dell’abbigliamento femminile, che poteva servire per cose tra loro molto diverse, dall’asciugare una lacrima, ad essere utilizzato come nascondiglio dai bambini, oppure per trarne da una tasca il rosario da recitare a fine giornata, Mauro Campora, di Borgosesia in ‘Na gita s’la tera, immagina che Aldo Garbaccio, Franco Fizzotti e Ferruccio Mazzone tornino a farsi un giretto nei rispettivi paesi d’origine, riportandone grandi delusioni, Marco Camurri, di  Bornate, Che percors, Marco Tosi, Brenno, poeta di Varallo: I previ, Enzo Dalberto (Ciacula) di Varallo: San Lurens, Mary Massara, di Varallo: La preja bianca, poesia riferita all’antica usanza valligiana di porre sul colmo del tetto una pietra bianca per proteggere dal fulmine e dalla mala sorte, Lia Fila Robattino di Serravalle, La caréssa d’l busch, Marino Vidali, di Bornate: Parchè, Fulvio Folghera di Parone, purtroppo per motivi di salute  non ha potuto essere presente e la sua poesia: Ȁl neuf orlogiu dȅl campanin, è stata scandita, come le ore della Comunità, dal poeta varallese Giorgio Salina, Giors, che ha concluso la serata con: “L’aria dla Vall”, abbracciando idealmente tutte le parlate e le tradizioni valligiane, ritessendo una sorta di preziosa filigrana.

Ferruccio Guaschino ha ringraziato il pubblico per la partecipazione e tutti coloro che hanno a vario titolo collaborato: il fotografo Ennio Reolon per la sua disponibilità, Gianpiero Giupponi per aver predisposto il programma della serata – con nell’ultima facciata due fotografie della serata Pro Cucco del 2010, in cui i nostri poeti c’erano ancora tutti e Daniele Curri cantava con i Cabarettanti: un omaggio e un ricordo a coloro che sono andati avanti – ,Graziano Giacometti per l’impeccabile supporto tecnico, la ValsFlor per l’arredo floreale. Sulle note della “Canssun dl’Alpin” il Coro è uscito dal teatro cantando, dando appuntamento alla Chiesetta del Cucco, per la festa del giorno successivo.

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