Consumismo, un male del nostro tempo alla rincorsa del superfluo

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Criticando il consumismo, ritenuto un problema psico-sociale della modernità, Zygmunt Bauman indica la schiavitù dell’homo consumens che è vittima di una società basata sul possedere sempre più di quanto si ha, a tal punto da essere lui stesso un prodotto di consumo in contesti radicati in relazioni per lo più liquide e superficiali. E’ sufficiente smettere di fare acquisti per un mese per capire quanto il riempirsi di cose nuove non solo non soddisfi i desideri che costantemente ritornano rinvigoriti, ma addirittura influisca negativamente sul nostro benessere. Gli oggetti materiali che non sono funzionali alle necessità quotidianità non hanno di per sé alcun valore se non quello che noi decidiamo di attribuirgli. E tale valore è per lo più transitorio. Compriamo un maglione perché ci piace quel colore, o per farci ammirare dagli altri, o perché è costoso e, dunque, per pochi, o perché un collega l’ha preso e gli sta bene e pensiamo che starà bene anche a noi, o per altre ragioni individuali. Nel momento in cui quel maglione l’abbiamo a casa e lo riponiamo tra venti altri simili, in poco tempo esso non ci comunica più quell’emozione all’origine dell’acquisto. E ci accordiamo che non ne avevamo bisogno. L’ostentazione del superfluo impressiona chi si lascia affascinare dal mito della pomposità, ma come si viaggia meglio con una valigia leggera, così ci si sente meglio se equipaggiati con ciò che conta veramente, ovvero con ciò che non perde valore dal semplice guardare una vetrina più bella. Buona settimana!

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