Ricordando il pellegrinaggio a Lourdes della diocesi di Novara

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Davanti alla grotta, oltre il fiume Gave, lo sventolio di 500 fazzoletti, il canto struggente “Andrò a vederla un di’”, le invocazioni mariane scritte da don Tonino Bello, il lento susseguirsi delle “Ave Maria”, gli sguardi fissi là, verso quella grotta; mani  di dame e barellieri che stringono mani di ammalati. Anche lacrime agli occhi. Infine il lento allontanarsi, in silenzio, con gli occhi lucidi. Ancora un ultimo sguardo là…

Sono quasi le dodici di mercoledì 24 luglio. E’ il momento conclusivo del 67° pellegrinaggio diocesano dell’Oftal a Lourdes, a 175 anni dalla nascita di Bernardette e a 140 dalla morte.

 

Un ultimo momento nel quale si affollano tutti gli altri momenti del pellegrinaggio, come in un veloce filmato.

 

Ecco le grandi celebrazioni lourdiane: la messa internazionale nella basilica di San Pio X, domenica mattina 21 luglio e, in serata, la fiaccolata; l’adorazione, sempre nella fresca basilica sotterranea di S. Pio X, in sostituzione della processione eucaristica, sospesa per il gran caldo, lunedì 22 luglio; la messa alla grotta, martedì 23 luglio, a metà mattinata, presieduta da mons. Paolo Angelino, presidente generale dell’Oftal.

 

Passano nella mente anche le celebrazioni riservate ai pellegrini novaresi, animate da don Pier Davide Guenzi, con il supporto di un coretto e di vari strumentisti: la messa di apertura del pellegrinaggio, sabato pomeriggio 20 luglio (con l’accoglienza delle dame e dei barellieri al primo e al secondo anno di servizio), presieduta dal vicario generale, don Fausto Cossalter, che ha portato il saluto del vescovo Franco Giulio; la concelebrazione presieduta da don Graziano Galbiati, lunedì 22 luglio (in sostituzione del delegato vescovile don Mauro Caglio assente al pellegrinaggio per problemi a un ginocchio), con il ricordo di alcuni pellegrini che quest’anno celebrano un significativo anniversario di matrimonio, o di vita religiosa; la messa di chiusura, nella mattinata di mercoledì 24 luglio, presieduta dal vicario generale e concelebrata, come le altre messe, da una quindicina di sacerdoti, tra i quali 4 preti novelli, ordinati lo scorso giugno.

 

Rimangono vivi anche altri momenti, particolarmente nel “filmato dei ricordi” delle dame e dei barellieri (fino all’ultimo impegnati a trainare i malati sulle carrozzine in allontanamento dalla grotta, a chiusura del pellegrinaggio): la presentazione delle “Sette parole di Cristo in croce” con i costumi del “Venerdì santo” di Romagnano Sesia, in preparazione alle Confessioni, nel pomeriggio di domenica 21 luglio; le intense riflessioni di don Giorgio Borroni, direttore della Caritas diocesana, sul tema del pellegrinaggio 2019 “Beati voi poveri”, durante la preghiera del personale alle 6.30 del mattino; ma anche la bella festa con gli ammalati sul piazzale dell’accueil, lunedì sera 22 luglio, brillantemente coordinata da Piero Miglio, da due mesi sindaco di Caltignaga, da sempre barelliere dell’Oftal.

 

Un altro filmato rimane impresso nella mente di molti pellegrini: la visita al villaggio di Bartrès, a 4 chilometri da Lourdes, dove Bernardette ha vissuto momenti  significativi nei primi mesi di vita, accolta da una nutrice, ed ancora, come pastorella nelle settimane  precedenti le apparizioni. Visita che si è conclusa con una breve sosta al lago di Lourdes, alla ricerca di un po’ di fresco e di refrigerio per il gran caldo.

 

Scorrono ancora tante immagini al momento del saluto alla grotta: i volti delle persone incontrate, i gesti di vicinanza a di attenzione ai malati, il gran lavoro di dame e barellieri, sotto la guida del presidente diocesano Oftal Stefano Crepaldi,  i momenti personalissimi vissuti nel silenzio della grotta.

E risuona la voce forte e suadente di una dama di 93 anni, sempre presente ai pellegrinaggi diocesani a Lourdes, Pinuccia Catenazzi, intercettata davanti alla grotta, oltre il Gave: «E adesso, tornati a casa, dobbiamo essere altoparlanti della Madonna. Raccontate, raccontate l’esperienza vissuta qui a Lourdes. Farà del bene ad altri».

Piero Cerutti

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