Processo Giordano: il 25 giugno gli ultimi testimoni, poi la requisitoria del pm

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Volge alle battute finali a Palazzo Fossati, sede del Tribunale di Novara, il processo relativo al ‘caso Giordano’, vicenda che, dopo un’inchiesta della locale Procura, nell’estate di cinque anni fa, aveva portato alla richiesta di rinvio a giudizio per l’ex sindaco ed ex assessore regionale alle Attività produttive, Massimo Giordano, e per altri 19 indagati. Al momento alla sbarra si trovano in 17.

Lunedì sono state acquisite alcune dichiarazioni relative a un teste della difesa Giordano e a due testi del pubblico ministero Nicola Serianni. Sono stati ascoltati poi alcuni testimoni. Tra loro anche Paola Pansini, direttore generale Api Novara Vercelli e Vco, che ha riferito come all’epoca Giordano le chiese se l’Api fosse interessata a entrare nel “Nord Ovest”, il giornale finito successivamente al centro di una parte dell’inchiesta. Pansini, come detto in aula, riferì al Consiglio dell’Api, ma il Consiglio disse di no.

Sono stati ascoltati con dichiarazioni spontanee anche alcuni degli imputati, da Lorenzo Beretta a Giovanni Previde Prato sino allo stesso Giordano, che è stato ascoltato per un’ora e mezza. Non è la prima volta che l’ex sindaco interviene nel processo, con dichiarazioni spontanee e negando ogni addebito che gli viene mosso dalla Procura (l’aveva fatto anche sugli episori relativi al bar Coccia e alla Fondazione Novara Sviluppo). L’ex primo cittadino di Novara ha sostenuto in particolare «di essere stato calunniato da fonti confidenziali», fonti confidenziali che, stando a quanto da lui sostenuto, avrebbero modellato il processo in un certo modo, avrebbero «spinto la Procura a guardare in una determinata direzione». Giordano ha anche sostenuto come dall’indagine non siano emersi né favori fatti e nessun illecito. «Non c’è nulla nelle 10mila pagine d’indagine, pagine ispirate da pettegolezzi».

Ha poi accettato di essere sottoposto a esame il co-imputato Andrea Giacomini, che ha risposto su molte tematiche e anche sul “Nord Ovest”, respingendo la tesi dell’accusa, secondo la quale Giacomini entrò nella cordata di imprenditori legati al quotidiano per avere un aiuto dall’allora assessore regionale sulla pratica dell’hotel H20 di Orta: «Non è così. In quegli anni – ha sostenuto Giacomini – c’erano state una serie di denunce diffamatorie nei miei confronti. A quel punto, con mio padre, cercammo qualcosa per poter illustrare anche la nostra parte, una diversa realtà di famiglia». L’udienza è stata quindi aggiornata a martedì 25 giugno, alle 9,30, quando ci sarà l’esame di un altro imputato, Lorenzo Fragola, e le dichiarazioni spontanee di Francesco Amodei e Isabella Arnoldi. Alla successiva udienza, quindi, prevista a luglio, ci sarà la requisitoria e le richieste del pm.

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