‘Ndrangheta sempre più travestita da impresa: intervista al capo della Dda di Milano

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Il magistrato Alessandra Dolci

L’ultimo fatto, mercoledì, con un’inchiesta, che ha toccato anche il Novarese: quattro arresti e la notizia che da Cureggio partiva il business dei rifiuti scoperto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. A condurre questa e altre indagini relative alla criminalità organizzata il procuratore aggiunto Alessandra Dolci, capo della Dda di Milano. Il magistrato, erede dal 2017 di Ilda Boccassini, sarà oggi, venerdì primo marzo, a Novara, in un incontro (alla Barriera Albertina) promosso dall’associazione La Torre-Mattarella e Libera Novara. L’abbiamo intervistata, parlando di come è cambiata negli ultimi anni la criminalità organizzata.

Il suo impegno nel contrasto alla criminalità organizzata è trentennale. Come si è evoluta in questi anni?
«Parlo di quella che conosco, di stampo ‘ndranghetista, che è cambiata molto. Se 30 anni fa gestiva soprattutto traffici illeciti, ora si è data una veste imprenditoriale. Di fatto ora riesce a mimetizzarsi nella società civile».
Anche le recenti inchieste, in Lombardia e in Piemonte, segnalano un legame sempre più forte tra criminalità ed economia legale.
«E’ vero. Il primo processo di questo tipo di cui mi sono occupata è “Cerberus”: i fatti sono del 2003-2004. Riguarda l’infiltrazione della ‘ndrangheta in aziende che si occupavano di movimento terra a Buccinasco e Corsico. Si tratta di attività legali, ma condotte con metodi illegali. Un altro esempio è il recupero crediti. A volte assistiamo a qualcosa che mai avremmo immaginato: l’imprenditore che va alla ricerca dei servizi della ‘ndrangheta e non viceversa».

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