Ricordato a Omegna e Megolo il capitano Beltrami

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Come ogni anno, in questi giorni Omegna e Megolo hanno ricordato la figura del capitano Filippo Maria Beltrami, morto nella battaglia di Megolo il 13 febbraio 1944.

Lorenzo Bologna con i suoi 21 anni è il più giovane oratore tra coloro che sono intervenuti in 75 anni di celebrazioni per il ricordo della Battaglia di Megolo. “Oggi ci sentiamo tutti un po’ soli e inermi assistiamo impotenti a compagini che portano a solitudine, isolamento. Ma ancora una volta resistiamo e adoperiamoci a difendere la nostra repubblica per noi e per chi verrà perché questa è la lezione di Megolo e dei suoi martiri. Fino alla fine dalla parte di ciò che è giusto, fino alla fine partigiani”.
Queste sue parole hanno concluso un intervento “pacato, chiaro e preciso nei suoi contorni” come lo ha definito Paolo Marchioni, il sindaco di Omegna, che lo ha annunciato sul palco del teatro Sociale. Vi era anche Luca Beltrami, figlio del capitano Filippo, il sindaco di Pieve Vergonte Maria Grazia Medali e la giovane Irene Bernasconi, segretario comunale del Consiglio Comunale dei ragazzi di Omegna.
Lorenzo è stato applaudito a lungo dall’assemblea, formata da sindaci e cittadini che con lui hanno celebrato il ricordo del capitano Filippo Maria Beltrami che cadde assieme ad altri undici uomini nell’imboscata tesa all’alpe Cortavolo di Megolo (frazione di Pieve Vergonte) il 13 febbraio 1944. “Quella di Megolo fu una sconfitta militare, ma è anche la storia emblematica di una rinascita quella che desideriamo oggi per nostra Italia, afflitta da problemi, lacerata da divisioni”, ha detto il giovane domese che studia Giurisprudenza a Torino ed è coordinatore di Libera.
Noi siamo molto convinti che per contare e per avere senso, la scelta democratica deve essere vissuta e interpretata da un corpo sociale compatto con ideali chiari da difendere e una prospettiva da interpretare. Per noi i fatti di Megolo sono stati significativi: le idee buone le idee giuste nell’immediato non restituiscono una vittoria ma contano e riescano a giustificare sofferenze che, altrimenti, non saremmo in grado di affrontare”.
Per Lorenzo la Resistenza è un concetto che abbraccia le oltre 900 vittime innocenti  morte per mano mafiosa,  il migrante deceduto tra venerdì 15 e sabato 16 nelle baraccopoli di San Ferdinando in Calabria e  i lavoratori dell’Alessi e dell’Hydrochem ( quest’ultimi presenti con uno striscione sul palco del Sociale). “La loro battaglia e la nostra battaglia: questo significa essere una comunità”, ha ribadito.
La storia di Beltrami e dei suoi uomini la conosce bene perché l’ha imparata ascoltando il nonno, Paolo Bologna, che nel 1944 aveva 16 anni e si unì alla lotta partigiana e fu autore, nel 1979 del libro “La Battaglia di Megolo”. “Uno dei ricordi più cari di mio nonno è una passeggiata a Megolo per mano con lui in occasione della celebrazione della battaglia. Anche oggi pomeriggio, idealmente, io vado con lui a Megolo”.

Luisa Paonessa

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