Ivano Fossati, intervista prima della “prima” di “Gershwin in Love” a Novara

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Fossati e Rapetti direttore del Coccia durante l'intervista
Fossati e Rapetti direttore del Coccia

Dopo l’addio alla carriera musicale nel 2012 con l’ultima serata al Piccolo di Milano Ivano Fossati ritorna per la prima volta in scena e riparte dal Teatro Coccia di Novara in una veste nuova: da “narratore”. Lo fa con una nuova produzione dello stesso Coccia, inaugurando una rassegna unica “, dal titolo “Classica” (che vedrà ospite a febbraio anche Uto Ughi).

Venerdì 22 dicembre l’artista genovese salirà sul palco con “Gershwin in Love”, un inedito omaggio al grande musicista e compositore considerato l’iniziatore del musical americano e lo accompagneranno l’Orchestra sinfonica Mantovana, ben 60 elementi diretti da Daniel Agiman; solista al piano Leonardo Zunica e soprano Alexandra Zabala.

Prima della “prima” novarese, un incontro informale in teatro a Novara con la stampa locale insieme al direttore Renata Rapetti, che ha ideato la rassegna “Classica”, unica nel suo genere.

«Ho accettato subito quando Renata mi ha chiamato per dirmi di questo nuovo progetto – ha esordito Fossati -. Mi sembrava disperata vista la mia “uscita dalle scene” musicali e invece stava proponendomi una delle pochissime cose che avrei fatto nella mia vita: raccontare Gershwin, il mito dalla mia giovinezza. Il primo disco che ho comprato di Gershwin fu infatti a 17 anni. Un conto è raccontare una cosa che conosci, un conto è raccontare una cosa che hai amato. Lo farò con questo spirito».

Un sì convinto insomma quello di Fossati, che si è sempre lasciato tentare dalle sfide musicali e in 40 anni di carriera ha passato tutti i generi, dal progressive degli esordi al pop, dal rock all’introspettivo, con successi intramontabili molti interpretati da grandi voci femminili: «La musica è stata ed è la mia vita, ma il raccontare fa parte della mia passione – ci ha spiegato -, non c’è differenza tra cantare e raccontare. E raccontare la vita e la carriera sorpendente di Gershwin per me sarà un’emozione da vivere in diretta, come nei concerti. Ma sarà un’emozione diversa: in questi mesi mi sono concentrato sulla ricerca di notizie di prima mano, dal fratello Ira alla sorella,  agli articoli di giornale firmati, non volevo entrare nel guado della mitologia. E’ stato un lavoro intenso ma appagante, mi sono incantato ripercorrendo la sua vita e la carriera e voglio incantare il pubblico, senza farmi attanagliare dall’ansia».

«Gershwin – ha ricordato ancora Fossati – era un genio, vedeva oltre il presente e ha fatto musiche che resistono ancora oggi, da un Americano a Parigi a Summertime a Rapsody in Blu che adoro, ascoltarla sul finale con la sinfonica Mantonavana mi metterà i brividi. E’ straordinario come in pochi anni sia diventato tra i musicisti più stimati da maestri come Ravel, Stravinsky e Schonberg; quando aveva solo 24 anni Rubinstein lo definì un grandissimo compositore e le sue musiche furono dirette da Toscanini e da Zubin Mehta. Da ebreo di Brooklyn in soli 35 anni della sua vita diventò tra i ricchi compositori al mondo, con una fama planetaria, mantenendo però un fondo di tristezza: “Io sono un povero ebreo triste” ripeteva. Racconterò tutto questo durante lo spettacolo, ma la musica sarà grande protagonista».

Per Fossati si diceva, è una nuova sfida: «Chissà magari andrò avanti».

La presentazione dell’evento già sul nostro sito cliccando qui.

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