"I settimanali diocesani sono i giornali d'informazione di una diocesi, in stretto rapporto quindi con le rispettive comunità ecclesiali, di cui fanno trasparire la vitalità e la freschezza, il senso profondo e lo slancio della missione. Non si chiudono comunque all'interno di una comunità ecclesiale, anzi sono giornali essenzialmente legati ad un territorio di cui raccontano la storia e la vita, facendosi soggetti attivi all'interno di esso, solidali con il popolo che vi abita, punto di riferimento informativo e culturale, strumento di partecipazione popolare. La loro presenza informativa pone in essere una "rete" di collegamenti che contribuisce alla costruzione sia della comunità ecclesiale che della comunità civile, radicandosi in una storia locale, dotata delle sue tradizioni, dei suoi valori e dei suoi personaggi. Diventano così strumento di auto-identificazione di una comunità civile ed ecclesiale di uno specifico territorio che sente il giornale come proprio e indispensabile al suo esistere. Per tutti questi motivi si propongono come segno vivo di speranza cristiana in un preciso ambiente".
E, ancora: "I periodici diocesani sono giornali legati essenzialmente ai propri vescovi e alle Chiese locali e vanno considerati come elemento strutturale dell'evangelizzazione diocesana. Anzi, per la loro conformazione, si propongono come avamposti nella missione perché possono arrivare anche là dove i tradizionali strumenti della pastorale non arrivano e presentano caratteristiche di linguaggio e di appetibilità che possono favorire una notevole penetrazione nei loro ambienti. Realizzano, insomma, l'idea missionaria della nuova evangelizzazione per cui la Chiesa si apre e si rivolge al mondo parlando un linguaggio comprensibile all'uomo d'oggi, per accompagnarlo nel cammino della storia".
Sono due passaggi del contributo elaborato dalla Fisc, la Federazione italiana dei settimanali cattolici per il 4° Convegno ecclesiale nazionale di Verona 2006 dal titolo "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo".
Essi chiariscono bene il ruolo che i settimanali diocesani vogliono avere nel panorama dell’informazione italiana.
Il nostro settimanale diocesano respira in particolare la caratteristica di giornale molto orientato all'informazione locale che è comune a tutti i settimanali delle diocesi del Piemonte.
Nella sua singolare articolazione in nove testate esprime ancor di più la sua volontà di vicinanza ai territori che vanno dalla Bassa novarese all’Ossola, dalla Valsesia al Verbano.
Questo settimanale (consideriamolo unico sebbene multiplo) è un organo di informazione a tutti gli effetti il cui lavoro è guidato dall'ispirazione ideale che ci muove ad essere presenti nella grande agorà dell'informazione ed egualmente dalla deontologia che la professione giornalistica richiede.
Poi certo, nel nostro specifico, ci diciamo un giornale locale ecclesiale di informazione - e non un giornale di informazione ecclesiale - dunque un giornale che, per descrivere ciò che accade, tutto ciò che accade, parte da una ispirazione orientata al Vangelo e guarda in particolare al proprio territorio.
Cioè siamo un giornale della gente, del territorio, dunque anche della Chiesa (non "di" Chiesa) come giornale della comunità diocesana nelle sue varie espressioni. Siamo un giornale che la Chiesa novarese promuove e sostiene, ma che non è destinato unicamente ad un circuito informativo intraecclesiale. Quindi settimanale ecclesiale di informazione generale sul territorio.
E' un servizio alla Chiesa perché le diamo voce e cerchiamo di essere strumento di evangelizzazione attraverso una informazione attenta alla verità della notizia e alla dignità della persona di cui si parla e a cui ci si rivolge. Consapevoli che l'informazione fatta con lo sguardo della fede è appunto una forma di evangelizzazione perché diffonde una visione della vita e del mondo ispirata ai valori cristiani. Compito anche educativo verso i lettori a cercare sempre l'equilibrio tra il fatto e la cronaca, nel rispetto di quei valori umani e cristiani che fondano una civile convivenza.
Questa è una visione naturalmente in sintonia con l'umanesimo integrale e solidale oggetto della Dottrina sociale della Chiesa. Quello che pone al centro la dignità della persona umana e i suoi diritti, la famiglia fondata sul matrimonio e protagonista della società civile, il lavoro dignitoso come diritto, la salvaguardia dei diritti di tutti, in particolare dei più deboli, l'economia a servizio dell'uomo, la comunità politica a servizio della società civile e orientata al bene comune, la cooperazione internazionale per lo sviluppo dei popoli, la salvaguardia del creato, la promozione della pace come elemento di giustizia.
Lo sguardo cristiano fa considerare la comunicazione un campo di esercizio particolare della carità nella verità, che richiede un porsi in ascolto e al servizio delle persone e della comunità più che dei soli imput economici, commerciali e politici.
Per storia, tradizione e vocazione cerchiamo di tradurre tutto questo particolarmente nell'informazione che guarda il territorio in cui tutti noi viviamo. Una dimensione anche più difficile di quella di media nazionali, perché qui vi è il confronto diretto e la verifica immediata da parte del lettore di ciò che noi descriviamo.
Da oltre un secolo, la nostra dimensione fondamentale è il radicamento in questo territorio particolare caratterizzato dalla sua gente con la sua cultura, le tradizioni, i valori, la fede religiosa, i problemi e le attese.
E dobbiamo intenderci. Per territorio il settimanale diocesano non intende un concetto astratto di localismo in senso materiale: il nostro punto di riferimento è la gente che in questo territorio vive e lavora; quella gente che ha una sua storia particolare dalla quale non intende essere disancorata, una storia attraverso la quale ha maturato cultura, tradizioni popolari, caratteristiche sociali, fede concreta, stile di convivenza; una storia da cui ha ereditato particolari tradizioni di lavoro, monumenti d'arte, memorie e anche uno specifico modo di esprimersi e di parlare dal quale emerge anche il suo temperamento.
Il settimanale diocesano è a questa gente che si rivolge, di questa gente vuole raccontare la vita, a questa gente vuole offrire occasioni per manifestare il proprio pensiero. Nel fare questo servizio, diventa coscienza vigile della straordinaria ricchezza rappresentata dalle culture locali dinanzi a un processo sociale massificante e omologante e, contemporaneamente, si fa coscienza critica rispetto a un localismo chiuso ed esclusivista. Anzi il territorio è anche il mezzo con cui poter fornire alla gente un sempre più necessario sguardo globale sul mondo (si pensi alle cronache sui nostri missionari), da quello vicino a casa ai cinque continenti.
E non va infine dimenticato che, nella sua fedeltà al territorio e alla gente che in esso abita, il settimanale concorre anche allo sviluppo del pluralismo informativo, della libertà di informazione e di essere informati, di un'opinione pubblica libera da deformazioni ideologiche: un servizio quindi alla maturazione delle coscienze e una premessa indispensabile ad una vera democrazia.
